Archivi tag: poesia

Come gli uccelli

E come gli uccelli salire al settimo piano per trovare orizzonti gli slanci dei nostri telefonini ultramoderni le foto in bianco e nero la nostalgia dei dandy per rifare le labbra ai bicchieri per tirare indietro coperte alla notte scoperchiare le cupole i chewin gum di labbra ignoranti i rossetti rossi sulla tomba di Wilde e quelle citazioni da prima volta. Che vorrei sedermi e trovare silenzio e riposo che dovrebbero aprire le chiese la notte e tra le panche tornerebbero a cantare i poeti. Altro che bar altro che pub. E’ una questione di qualità gli adolescenti bevono vino per invecchiarsi per le gambe instabili i tavoli delle carte mai giocate il coraggio infrasettimanale la Champion’s League.  Guardare più in là dei grattacieli le tue trottole lanciate sullo stivale. La posta vuota questa abitudine fuori moda che la parola è sempre di troppo come le tasche dei jeans aderenti. Scoperchieranno i navigli e usciranno i tuoi sogni le canzoni inascoltabili delle tue docce notturne. Tutte le strade davanti e prenderne soltanto una le auto a noleggio e la vernice bianca le linee continue per non sorpassare. Che non sappiamo prenderci la responsabilità di qualche riga che possiamo dircelo che non serve a niente non ci interessa non siamo niente. Come quando cadevano a terra gli M&M’s e ci soffiavi sopra e li mangiavi lo stesso. La tua lingua dai mille colori. E che importanza ha se ci siamo sporcati se ci siamo abbandonati. Sono tornato a prenderti e hai lo stesso sguardo solo un po’ più triste. E io ti ho detto di guardarti dentro alla fine dell’arcobaleno della tua lingua colorata che gli M&M’s serviranno a qualcosa il pentolone dei tuoi desideri le monete di cioccolato. E prenderemo il largo prima o poi. Ma eravamo uccelli e dovevamo vedere il mare per distinguere il cielo.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Acqua e palafitta

Gli occhi bagnati dai nostri risvegli i ponteggi interminabili e le canotte bianche dei muratori gettate in mucchi che siamo kway e tutto ci rimbalza addosso. C’hanno sollevato le case a colpi di crick i nostri materassi vuoti e hai voglia arrivare alla fine del mese e non dormire mai non fare tardi più a rincorrere il manzo al quaranta per cento dovremo correggere le nostre fatture come l’un per cento dello stivale. E tu mi dici che dovrei lasciar perdere che sono pensieri inutili i miei che tu sì che hai vent’anni che mettevi gli occhiali a oceano prima di tutti e gli adolescenti coi loro muscoli gonfi i complimenti delle casalinghe ed i registi magri gli stuzzicadenti per pulirmi la bocca e lasciar le parole in frigo. I miei discorsi a lunga conservazione. Che per le tue risposte usi l’inchiostro simpatico. E per il bene basta uno sguardo quando mi dici che non ci conosciamo che bisognerebbe lasciare il tempo al tempo e i sentimenti crescono come gli alberi altro che fulmini altro che scoppi. Ma che ci posso fare se si è messo a piovere? Che ci posso fare se mi bastano gli occhi? Che mi hai trafitto e le ferite lasciano cicatrici le mie piastrine sono contate ci vuole forza ci vuole cura. E con gli amici di sempre ci siamo fatti contorno per le chitarre con gli alpini e le montagne e al vino che non fa male che fa cantare. E tu non c’eri. Potevi essere pepe e dare sapore alla notte e se immagino le tue conversazioni nella mia bocca nascono pesci rossi. Che siamo acqua e palafitta e mentre tu continui a scorrere io ti guardo dall’alto l’odore del legno bagnato e quando getto le mani nel fiume e mi lavo le guance sei già più in là non sei più tu.

Contrassegnato da tag , , , , ,

Non basta una canzone dei Doors

Le quattro di notte e la raccolta differenziata della mia gioventù. Il rumore del vetro infrangibile che ti sei ricoperta di domopack così pronta per la vernice bianca, sottovuoto come la carne buona. Lo smog delle mie parole ti disegna rotte sulle labbra e più mi sporgo più ti allontani lo sai lo stretching infinito che t’hanno insegnato a scuola. E sei fredda di freezer. Quando la notte è ancora lunga per svegliarci. E riponiamo le mutande nei cassetti in ordine sparso. E ci riprendono le telecamere dei grandi magazzini quando ancora eravamo liberi di sfiorarci che ti avevo chiesto la mail con gli occhi storti tra le tue non risposte che sognavo le avventure di Tom Sawyer e mi sono ritrovato in canotta a correre al parco Sempione tra gli umpa lumpa distratti delle giostre le mamme coi loro succhi in tetrapack e i marmocchi egoisti. Le coppie tradiscono all’aria aperta col sudore dei corridori i gayser senza tregua degli adolescenti i baci di dieci chilometri e il succo della vite tra le panchine dei rom. E hai voglia a citarmi mr. B la tomba di Jim Morrison è una pietra uguale a tutte le altre e poi ti dicono che pregare non serve che basta una canzone dei Doors. E mi ricordo quando ti tagliavi le braccia per tutte le tue mancanze. Quando la stanza si faceva piccola e tuo padre lavorava a tutte le ore e ti portava a mangiare da Mc, i Thake That. Che fine hai fatto, ragazza? Sono caduto dai ponti dei ricordi la vicinanza spocchiosa dei lavavetri e le pistole in mano agli attori non mi fanno paura. Le mie parole buttate là i cestini svuotati dai senzatetto le bucce di banana di Chaplin hai voglia a toglierci di dosso la polvere dei nostri vecchi. Che sbatto la porta ai futuri immaginati e i soldi rubati il portafogli dei genitori quando scoprivi i condom dei padri e ti facevi domande sul perché dell’esistenza. E i cinquantenni in moto che non si fermano col rosso. I tacchi improbabili delle segretarie e il parfum dei discount. Abbiamo perso la grazia, fratello. E non sogniamo più le Californie un giorno io verrò e mi troverai seduto dietro a una scrivania. C’hanno cambiato i connotati, sir. E ora ci assomigliamo tutti. E non parlarmi del beat che poi mi metto a ridere.

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Solo per te

Per te che acceleri le conoscenze, per te che sfidi il tempo e desideri approdi immediati per i tuoi futuri invisibili. Per te che passi ore al telefono e per te che usi troppo le chat, per te che non sai prendere sonno la notte senza un messaggio, che se lei non ti scrive ti senti solo, per te mio amico mio doppio, le mie parole come Nebbiolo, dense alla bocca e da accompagnarsi a carne soda che a mente leggera e pancia piena si ragiona meglio, si pensa meno.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Non fermerà certo il giro di Francia

E ora che sono qui vorrei essere altrove. Lisbona coi suoi barbecue affacciati ai balconi e per gli orizzonti caldi d’Alfama le case bianche di Santorini. E con l’accento aspirato di Barcellona lo spazio blu del cielo e il confine delle montagne per la fine dei miei lamenti i pensieri fradici per il sudore che non mi dà tregua per il mio corpo che trema anche seduto coi capelli che spianano lassù in collina la camicia aperta per accogliere sguardi. Col bagaglio chiuso, la tenda aperta che non posso riempire gli armadi e fare ordine col silenzio della mia presenza al di fuori del raggio d’azione dei radar. Che dovremmo tirarci dei pugni ogni tanto lo sai e porca di una puttana la troia sfogarla questa rabbia che tratteniamo in vita. Ma è possibile che non ti conosca che tu non salga sulle mie spalle io e non diventiamo mostri con le teste tra le cosce alti alti alti come Gulliver per schiacciare gli ideali di Lilliput. Che sei una montagna e per esplorati scavo gallerie e ora sei allagata sei bagnata che le piogge non ci danno più tregua e sguinzaglio muscoli a cascate per le sporgenze del tuo bacino. E tra i tuoi sentieri non fermerà certo il giro di Francia che aboliranno le corse quest’anno il passo lento per tutte le volte che ci siamo detti ciao e poi dietro ai muri siamo scomparsi come i cucù per tornare in autunno. Chi sei dove vai con chi stai le tue calze parigine nella mia borsa di settembre daremo l’acqua ai gatti domestici e ruberemo luci alla Ville Lumiere che a furia di fare le fusa ai muri siamo diventati intonaco e facciamo da sfondo portiamo a spasso i nostri corpi profumati quanto tempo ci hai messo a scegliere il profumo? L’hai scelto tu o indossi il primo che ti hanno regalato? Dovrei girare sul tuo collo come le formula uno, un gran premio di sessanta giri per arrivare alle labbra con lo champagne per la vittoria e gli schizzi sul pubblico. Che ho alzato bandiera per segnalare la tua presenza che ci sarà sempre un posto per te e non dormirai sul pavimento con le tue posizioni dominanti per farti volare coi pungiglioni infilzati nei cuori per i nostri atterraggi ci prenderanno in braccio le arterie scorrevoli delle città d’agosto che non ci accorgeremo dei turisti e staremo in bilico sui fili della corrente e spegneremo le luci e avremo notti buie luna calante. Che solo al buio prendi coraggio che solo al buio vedo le stelle e levi il reggiseno che non ti vergogni che guardi il cielo e poi chiudi gli occhi che tanto è uguale a respirare a respirare e farà giorno e senza rete senza spinte cadremo insieme e non avremo paura e saliremo sull’arca esemplari unici di debolezza speciali come i tartufi in autunno.

 

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

E come Tarzan lanciarsi

Coi sassi in pancia i capillari dilatati e la colite che scandisce i miei giorni. Dovrei togliere il tappo e sciogliere le labbra in urla e fischi e grida per svuotare gli intestini le rabbie incurabili per i ricordi dimenticati in frigo. Siamo scaduti e non ci mangeremo più. Era difficile trovarti ogni giorno congelata come le platesse nello stesso posto e sapere che c’eri e non parlavi e aprire la porta e non toccarti che appartenevi a lui. E come coinquilini con la spesa divisa in due gli scontrini appiccicati al frigo per dirci è tutto per dirci facciamo a metà e poi succedeva che tu non venivi mai e quel che avanzava lo mangiavo io. Ed ora mi ritrovo sopra al peso forma e qui me lo dicono tutti. Prenditi cura di te. Prenditi cura di te. Se il corpo è così importate perché Buddah è così tanto e Cristo così magro? Che la perfezione non esiste lo sai le tue gambe a buccia di kiwi, le mie ciambelle attaccate alla vita per non affogare per non sprofondare che le pubblicità le guardi soltanto per il senso estetico delle riviste e i blog per lo stile le camicie stirate e l’aperitivo l’ultimo giorno della settimana. Ma in fondo stai bene quando sei con te. Stai bene quando sei con te? I corpi più belli sono corpi felici. Per quella volta che prendevi il sole sulla schiena e facevi rumori con le labbra come i motoscafi e poi ti sistemavi i capelli che non ti sei accorta che ti stavo guardando. E i corpi tristi aggrinziscono come le foglie appassiscono come mele sugli alberi che bisogna cogliersi per dare il meglio che appesi ai rami si invecchia. E come Tarzan lanciarsi. E hai voglia a dirmi che devo cadere da solo che mi raccoglierai soltanto quando mi troverai a terra. Coglimi ora coglimi adesso non aspettare sto già marcendo. E dopo mangiami e fammi a pezzetti, fammi a brandelli, solo così solo così sarò parte di te e sarai fatta di me altro che canne altro che fumo. E se un giorno te ne andrai tradirai dormirai porterò in fronte il segno dei tuoi denti per tutte le volte che mi hai fatto male per tutte le volte che mi hai fatto bene mi hai fatto bere.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

6 agosto

I primi cinque minuti manca sempre il fiato poi spezzi il respiro trovi le gambe raddrizzi le spalle. Che in questo giorno ci si volge indietro per guardare avanti e come le barche lasciamo le coste negli aereoporti ci manca il fiato che ci perdiamo i bagagli i nostri ieri e i miei ci siamo. Acceleriamo in pista di lancio con le luci sulla tavola e le finestre chiuse per non sentire rumore non siamo soli non siamo niente il cellulare zuppo di sms dovremmo metterlo nel riso per coltivare l’asciutto. E rispondiamo grazie e abbracci quando ci hanno insegnato pacche e spalle e sguardi che scrivere mi rende prevedibile, poi sciocco. Il primo mese dovrei farti ridere. Che non avevo capito niente sei nebbia e prati per questa luna con l’alone intorno per dirci domani è festa è vento è foresta nei miei pensieri raggomitolati i ricci per pungerci per pensarci intoccabili. E per i nostri incontri peschi la versione più insulsa dei miei movimenti le mie parole a corrente alternata che con gli amici sono diverso ci vuole tempo ci vuole tempo come le bimbe con gli assorbenti. E per gli infortunii d’agosto sono al minimo delle mie possibilità che mi scappano i mah gli embè i perché le buone filosofie per i cani scomparsi tornerà arriverà e i miei capelli raccolti che non sei vento ma mi scompigli.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Stanotte sei venuto a farmi visita in sogno

Stanotte sei venuto a farmi visita in sogno. M’ha preso un colpo mi hai detto. Ma io la notte scrivo o dormo o riempio d’uva le vene fino a farle diventare rosse. E l’ape ronza le orecchie tese se tu fossi qui il balcone verde in collina e filari e fulmini per guardarmi meglio zucchero filato per i tuoi denti bianchi se tu fossi qui l’orizzonte di luci della città lenta e sui film che accendi alle tre di notte gli aereoplani i bastimenti carichi di mare sole e rilassatezze. Se fossi qui i tuoi piedi sul tavolo il vento freddo che storta la falce la luna che abbaglia le talpe se fossi qui non parleremmo lo sai? Con l’indice alzato farei la conta delle tue dita il frutto maturo per la raccolta. Siamo uragani che non aspettano e poi furie e poi tempeste le nostre gocce sulle previsioni le rose del tempo il sol leone d’agosto per seccarci le labbra. Che 2 non è mai stato un numero perfetto le camere singole i costi elevati dei minuti sottratti alle tue vite felici che prima di dormire non ho nessuno con cui parlare che rimane Pavese con la luna i falò questo non basta questo c’avanza non c’è salvezza nei libri non c’è ristoro per le nebbie di smog sotto i balconi le parole che nascono al buio per i nostri incontri da illuminare le notti che tu da sola non ce la fai che io da solo non sono niente. Torneremo alla strada prima o poi l’esercito delle colf e i pettegolezzi per spolverare le nostre librerie che rubare il sapere è degno del Chisciotte. Che domani è il mio compleanno, un anno ai trenta che se vai piano vai sano e le mie lotte le briglie sciolte che teniamo lontani i Suv i cavalli in scatola al supermercato. Se il vino invecchia e si fa maturo io sono ancora inedito come le Divine Commedie a prender polvere sulle mensole che se mi muovo lascio gli aloni. E per San Lorenzo mollette chiuse sul naso dei prati trattieni il respiro per le sfilate di stelle altro che moda altro che belle la scia dei desideri delle auto sulle autostrade che tu dormi ancora con lui il cane nei retrovisori ulula forte che non vi sa copiare che l’amore si fa guardando negli occhi e lui suda solo di schiena. Che se chiudi gli occhi poi non c’è se chiudi gli occhi sei con me che al buio non ti vergogni che sei venuta a trovarmi in sogno e poi hai fatto colpo.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

Che siamo mari, laghi e bicchieri

Il disco orario per le notti insonni, perché parcheggiamo in doppia fila hai spento il gas hai chiuso la porta e il portafoglio i documenti? Tutto questo bisogno di ricordare. Le necessità dei risvegli: pisciare, il caffè, rispondere prima o poi username e password per il contatto tra le nostre esistenze. Stanno tutti bene. Goodbye blue sky col canto dei fringuelli e i rif di chitarra le nostre camicie aperte e gli occhiali per ribellarci al sole che dovrei stendermi tra i panni come i camaleonti a prendere colori e come l’acqua forme diverse a seconda dei contenitori. Che siamo laghi e mari e bicchieri evaporiamo di notte e siamo necessari come le calorie e ripuliamo le vite e non facciamo ingrassare. E allora dimmelo tu perché ti scorro addosso perché non lascio traccia perché sei vetro e plexiglass e non so penetrarti e non so consumarti. I cellulari segnano il tempo, durano un anno lo sai, li divoriamo come croissant e muteranno pelle le lune con la signora degli ottant’anni la veste larga che rilasciava le vene varicose alla spiaggia e camminava piano il rosario in mano e raccoglieva il verde tra i sassi e non erano alghe il vetro lo sai si consuma sugli angoli, ci sputano sopra le onde e diventa prezioso. Per i nipoti belli sarai smeraldo, la pietra filosofale per trasformarci e l’oro dei giorni di quando potevamo sfiorarci e parlarci, ma non lo sapevamo e allora bevevo per dimenticarmi. E ora che è estate indossi maglioni invernali e lasci il sapone, Marsiglia tra i tuoi capelli corti che per ricordarti di me avrai bisogno di una doccia prima o poi. E sarò acqua e scorrerò forte cresceranno di nuovo gli oceani puliti e belli come i lenzuoli affronteremo le notti che siamo elastici e ci copriremo se avremo freddo e poi ci scopriremo e poi ci scopriremo e intrecceremo i capelli e dormirai sul mio petto che se ci stropicciamo basta una carezza e ritorniamo in forma.

Contrassegnato da tag , , , , , , ,

Avrei voluto scriverti una lunga lettera

Avrei voluto scriverti una lunga lettera, ma non l’ho fatto. Noi siamo come tutti gli altri che postiamo a go go su questo schermo per cancellare il vuoto che il bianco interroga lo sai meglio le righe e srotolavi la lingua il tappeto rosso per le mie entrate trionfali il nero intenso di quelle volte che avrei voluto vederti e non ci siamo visti. Che tu eri con lui o con un altro non ha importanza. E per raggiungerti il mio scooter berrebbe benzina a più non posso per dimenticarsi i parcheggi i marciapiedi grondanti di piscio che come me vorrebbe solo viaggiare e non prendere polvere che arrugginisco d’estate e con le prime piogge mi metto in moto. E allora vorrei dirtelo forte che ero seduto in prato con un iphone un ipad o ipod non lo so e dovevo guardarlo mentre era spento la telecamera per i dettagli la manicure che col ventaglio in mano per non sudare sono solo una geisha che si paga l’affitto. E alla fine la riga me la sono fatta con le parole che metti in fila che più di cinque non sono mai come le dita. Mentre ti aspetto proietto sul muro le tue foto inutili con le luci per illuminarti i film muti degli anni venti la musica dei carillon e le tue pose da adolescente e col naso grande i Rayban storti rifletto queste lucertole che passano giorni sdraiati d’immobilità le scosse dei numeri del sudoku, le previsioni del tempo e i cruciverba senza rete le gambe al riparo sotto al tavolo per raccontare di Magnini il torace largo della Pellegrini. Sappiamo tutto di tutto tutti di tutti e quando torniamo in casa ci lanciamo sul letto come i bambini e gli assassini col terzo mondo delle mie parole per i tuoi ritorni questi raccolti da stendere al sole quando ti ho detto dei miei sussurri che mi piacerebbe leggerti i miei schizzi all’alba quando tutti dormono quando sogni Parigi quando Amelie numera gli orgasmi e conta fino a 15.

Contrassegnato da tag , , , , , , , ,