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Che siamo mari, laghi e bicchieri

Il disco orario per le notti insonni, perché parcheggiamo in doppia fila hai spento il gas hai chiuso la porta e il portafoglio i documenti? Tutto questo bisogno di ricordare. Le necessità dei risvegli: pisciare, il caffè, rispondere prima o poi username e password per il contatto tra le nostre esistenze. Stanno tutti bene. Goodbye blue sky col canto dei fringuelli e i rif di chitarra le nostre camicie aperte e gli occhiali per ribellarci al sole che dovrei stendermi tra i panni come i camaleonti a prendere colori e come l’acqua forme diverse a seconda dei contenitori. Che siamo laghi e mari e bicchieri evaporiamo di notte e siamo necessari come le calorie e ripuliamo le vite e non facciamo ingrassare. E allora dimmelo tu perché ti scorro addosso perché non lascio traccia perché sei vetro e plexiglass e non so penetrarti e non so consumarti. I cellulari segnano il tempo, durano un anno lo sai, li divoriamo come croissant e muteranno pelle le lune con la signora degli ottant’anni la veste larga che rilasciava le vene varicose alla spiaggia e camminava piano il rosario in mano e raccoglieva il verde tra i sassi e non erano alghe il vetro lo sai si consuma sugli angoli, ci sputano sopra le onde e diventa prezioso. Per i nipoti belli sarai smeraldo, la pietra filosofale per trasformarci e l’oro dei giorni di quando potevamo sfiorarci e parlarci, ma non lo sapevamo e allora bevevo per dimenticarmi. E ora che è estate indossi maglioni invernali e lasci il sapone, Marsiglia tra i tuoi capelli corti che per ricordarti di me avrai bisogno di una doccia prima o poi. E sarò acqua e scorrerò forte cresceranno di nuovo gli oceani puliti e belli come i lenzuoli affronteremo le notti che siamo elastici e ci copriremo se avremo freddo e poi ci scopriremo e poi ci scopriremo e intrecceremo i capelli e dormirai sul mio petto che se ci stropicciamo basta una carezza e ritorniamo in forma.

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