A chi tace

Qui, nell’oltremondo, laviamo le mani sotto l’acqua bollente per sentire il calore che le attraversa, provare dolore e poi sorridere. Qui, nell’oltremondo, migliaia di piegamenti sulle braccia: il muscolo teso la sera, indolenzito al mattino. Convivere con l’acido lattico, con gli sguardi curiosi dei vicini. Regole per i giorni nuovi: il piacere del trovare posto a tavola, l’acqua che bolle sul fuoco, le notizie dal fronte degli ospedali, lenzuola in lavatrice. In questo luogo appartato, rintracciabile dalle applicazioni dei cellulari, gli uccelli volano radi, spaventati dall’assenza degli umani ricercano la resina dell’albero, il rumore sempre uguale dei ruscelli. C’è un uomo che si affaccia alla finestra e compie azioni ripetitive: fuma, sorseggia caffè da una tazza bianca, si copre gli occhi con una mano tesa per cercare il sole, toglie la mano quando spunta la luna. È un uomo le cui labbra, coppia fulva di cavalli arabi, rimangono chiuse. E nulla può la tempesta dei social, nulla l’esibizione altrui del sé, trovare un motivo all’esistere nel solo fatto di respirare. Qualcosa più di altro è degno di essere svelato? Si domanda. Scuote la testa, non c’è risposta. Fuori da noi, oltre noi, lo spazio dell’attenzione degli altri si fa molle e appiccicoso nell’intrattenimento, la depressione è un corvo nero sulle spalle, esiste una leggerezza che non è nella mancanza di senso. Il contest ginnico e quello culinario, tutte le tue preferenze, le tue stranezze, quanto ti importa delle parole degli altri nelle videochat che sono diventate impegni? Bisogna pur trovare un modo per ingannare il tempo. Nell’oltremondo, dove non ci si può sfiorare, le dita si allungano, l’immaginazione torna a farsi indispensabile. L’esistere non è più soltanto quel che si realizza, ma quel che si desidera, quel che si plasma nello spazio intangibile di un’irrealtà che irreale non è. Il nostro non vederci sublima l’emozione e confonde il sentimento. Posso credere ai tuoi occhi orientali? Alle tue labbra, orlo di un’anfora antica colma di vino e allegria? Qui, nell’oltremondo, anticamera del salone delle feste, ci si prepara al mondo. E se non sarà il tempo delle parigine e dei maglioni a collo alto, onoreremo l’estate con spalle nude e gambe che si intrecciano. Io, tu, nel migliore dei tempi possibili, l’unico che ci è dato vivere.

#RIMINI

@marcodimanche

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