Archivi tag: cavalli

Tu che mi guardi spesso le mani

Ti chiamavo per noia o per vanità. Mi rispondevi ogni tanto concedendoti il vezzo delle cuffiette. Dicevi dobbiamo provarle tutte per combattere i mali incurabili e mi proponevi di scegliere tra i vestiti firmati, ti fotografavi in pose sciocche.

Mettere una x a tutte queste ragnatele, i rapporti a spirale e i cerchi che si prendono gioco di noi. Negli spogliatoi delle scuole medie i primi approcci con la ribellione, chi lo sa se esiste ancora chi ha paura delle sigarette. Fumiamo spliff la sera per rilassare i nervi, l’ottimismo nello sguardo perso e tu che continui a inviare email, il copia incolla delle mie emozioni e i caschi dei ghisa che rallentano l’aria.

Diserto gli show della sera con la spocchia dei chiodi che infilzano il muro, ma lasciano fuori la testa. Tutte quelle notti irrisolte e i quadri espressionisti delle tue labbra.

Mi guardavi spesso le mani e ti chiedevo il perché, finivamo a ridere e a confrontarci la lunghezza del dito medio. E ti sedevi sui gradini di Brera in sfregio alla nobiltà degli aperitivi e a quei chianti scadenti.

Fuori dalla finestra, tra le inferriate, le mie paure e le imprecazioni degli operai. Le battute in palestra e specchiarci per far risaltare il muscolo. Mentre ti trucchi mi chiedi se ho mai cambiato le gambe al letto. Non esistono fratture per gli immobili, ti dico io. Frequento troppo la grazia, mi dici tu, l’ignoranza del bruto è esplosione di forza. Perché non ti arrabbi mai?

Sotto al braccio l’indignazione e le firme dei quotidiani. Che serve al nostro mondo, mi chiedi tu? Non lo so, ti rispondo. Credo dovrei scommettere sulle corse dei cavalli per tornare a conoscere l’adrenalina. Aspetta martedì, mi dici, quando il Real verrà a Torino e si deve vincere, soltanto vincere. Chisseneimporta, rispondo io, perché non vieni a trovarmi? Non credo sia il caso, rispondi tu. Ma come stai? Non lo so, mi dici e stirando una camicia spruzzo vapore senza uno scopo e mi dico che sì, poi non sapere non è così male.

Foto: http://jimmaybones.tumblr.com/.

tumblr_ms5hbhNk2Y1s6ofheo1_1280

Contrassegnato da tag , , , , ,

Ci siamo detti “fuck” soltanto per sentirne il suono

A cuore aperto il vuoto delle bottiglie di birra e la nostra malavoglia a decorare il pieno della pattumiera. Le scale e l’odore delle nostre cene passate. A niente servono gli inviti se nessuno li accoglie. A nulla i cappelli se nessuno li indossa. Sono sei mesi, ma sembra un anno, i miei capelli in grappolo e il rifiuto per le coperte. Non ci sono letti troppo piccoli quando si ha la libertà dell’andare e scelte varie per il domani. Ci hanno addormentato da infanti con la storia del destino, che tutto è scritto e così seduti al banco, il grembiule nero e le alzate di mano per andare in bagno. Quando mi trascinavo fino al treno e mi alzavo alle sei del mattino, l’inchiostro simpatico per le memorie a termine e la paura delle interrogazioni a esplodere nei giornaletti porno all’uscita da scuola. Quando ora vorrei domande a grappolo e tutto il tempo per le risposte. Mi hai detto che il silenzio è un tuono e invece piove e mi manca la tua voce. Le lenzuola si fanno contorno quando sei così cruda che vorrei morderti e poi cuocerti con l’ansimare ardente del respiro. E tutti quei casini che ci ricamiamo addosso, la perdita dei peli superflui per fare ordine nella carne e lo svelamento delle emozioni che proviamo a chiamare curiosità. E sui giornali la serie B della lingua italiana, l’esibizione dell’accademia e sintomi di pressapochismo per i nostri clic pagati a caro prezzo. E scaglie di cuore sulle nostre paste scotte, sulle pizze ordinate al telefono ed i formaggi sintetici per l’addestramento chimico delle nostre preferenze; il gusto decadente dei tetti invisibili di Milano e quei disegni che tieni nascosti sotto le ascelle. Del Marocco e delle mie prime corse a cavallo, gli zoccoli sulla sabbia e schizzi di mare sui tuoi seni acerbi. Cresceranno, crescerai, cresceremo e lanceremo bottiglie nel mare senza messaggi per il futuro, ci affascina il rumore limpido dei vetri rotti e la capacità del mare di smussare gli angoli. Ci siamo detti “fuck” soltanto per sentirne il suono e poi hai alzato la gonna mi hai detto ti ricordi quando mettevo ancora le mutande? Ti ho detto no. E sei scappata via. Così ho lasciato il cavallo e ho cominciato a rincorrerti.

Foto: Elliott Erwitt, North Carolina

Photo editing: Chiara

Contrassegnato da tag , , , , , , , , , ,