Archivi categoria: Poesia

Con le giostre che se ne vanno (a primavera)

Le giostre che se ne vanno. Pablo del Sudamerica che smonta l’ultimo bullone e il ferro cede con le bestemmie in tutte le lingue del mondo. Queste vite che non si fermano mai Europa Africa o Hawaii. I piedi nudi delle turiste del nord Europa e i mozziconi di sigaretta a prendere il sole Paolina Bonaparte con la felpa degli Yankees. Gli orgasmi alti della fontana di piazza Castello e questi schizzi per la sveglia dei passanti. Le nostre madri e le bici coi seggiolini vuoti. I cellulari che si illuminano quando viene la sera e tu che non lanci i tuoi missili per illuminare le mie notti. La coca light e le diete per i tagliandi d’agosto coi tapis roulant occupati ci rincorriamo nei parchi. Le nostre pause studio e i computer bollenti con le solitudini dei tasti XY. Sei tornata e ho ricominciato a scrivere. Ho tagliato i capelli per non proteggermi più. La barba per non pensare. E per non sentirci soli gli amici in America e i fratelli di Spagna, gli analfabeti e i preti. Questi soffitti alti, i missionari del Nord Africa e gli aerei di carta. Quando legavo la bici ad un albero coi carabinieri a cavallo schierati per la foto di gruppo. I figli dei loro figli, il sangue sotto lo stivale, balla la Puglia balla con la caviglia che scrolla il piede sugli sbarchi dei mille. Tu e le tue sciarpe lunghe. Ci scopriremo la notte e porteremo le coperte sui tetti. Per sdraiarci e guardare il nero e i cieli fosforescenti, i temporali senza luna che se ti alzi in piedi e non ci arrivi, se allunghi le dita e non senti nulla sali su questa giostra che non si cade che non si paga che lo tocchi il cielo che tanto da sola non serve a niente.

Gli sguardi in metropolitana

Gli sguardi in metropolitana per gli orizzonti che ci siamo persi. Partono ancora gli aerei e nelle sale d’aspetto la gente abbronzata. I fanghi di Guam e queste creme per la nostra pelle scaduta. Che siamo come i serpenti inghiottiamo i giorni senza masticare e digeriamo le notti.

Questo cielo che scivola sull’asfalto. Le mie corse per non pensarti. I marosi rancorosi e le parole che si fermano in gola.

Nei cinema il film dei puffi e l’aumento dei biglietti. Le nostre corse per non perderci. Che se non vedi l’inizio non capisci la fine. 2001 odissea nello spazio e i viaggi verso il sole con gli occhiali neri. Le campagne antifumo e le cartine di sigarette per respirare in pace. Le mie parole a doccia e le tue bracciate per non affogare.

Suonerà prima o poi la campana, si illuminerà il display, e non sarà un’altra stupida promozione.

Contrassegnato da tag , , , ,

Come i tramonti e le notti

Col che mare si alza per nasconderci. Pesci sulla luna e nel parcheggio una fiat cinquecento. Il gallo canta il mattino. Le nostre emozioni interrotte e gli ultimi freddi. Le mani screpolate con le bollette scadute. I nasi congelati per annusarci. Il profumo di colla delle tue unghie. Il lattice dei miei guanti per toccarti e non farti male. Che siamo come i tramonti e le notti. Ci confondiamo quando cala la luce.

Contrassegnato da tag , , , ,

I cantautori fragili che ci piovono addosso

A raschiare la vernice sul fondo dalle latte scadute. Le nostre cosce così diverse. L’odore di smalto delle tue unghie e i tramonti fosforescenti tra i pali della luce. Le piante morte rifugio dei mozziconi di sigaretta. Disegniamo Milano sulle cler dei negozi in affitto. Le nostre poesie appese nei chiostri della statale. Le minigonne in plexiglass. Gli scambi di coppia nei balli di gruppo. Scritte nere su un foglio bianco e una firma importante così chiudono le nostre case.  139 motivi per non chiamarti. Rimani a letto che non è successo nulla. Rimani seduto che ci si alza è perduto. Se non ora quando le scie degli aerei si consumano in fretta. Lo spazio blu. Balleremo con le autoradio e nei campi nomadi suonano ancora i violini e si fa tardi e si accendono fuochi. Lo zing zang dei nostri corpi e questo soffitto troppo basso. I cantautori fragili che ci piovono addosso. E per raccontarci le storie mescoliamo Campari e Gin. Che tanto verranno a salvarci i karaoke cinesi.

Contrassegnato da tag , , , ,

Suona un’armonica suona Tom Waits

Era solo un mattino coi panni stesi quando fuori piove. Quando ti ho invitato al ballo come negli anni trenta. Suona un’armonica suona Tom Waits. Mi sono messo le bretelle per tenermi su il morale coi satelliti che ci girano intorno e questo sole che non ci fa dormire. Apriamo le finestre per far prendere aria di casa a questa città di ferro che anche il fuoco gli scivola addosso. I ponteggi instabili, i caschi gialli per proteggersi dal freddo e i traslochi in periferia. I nostri computer accesi per segnare il territorio e i piatti da lavare ad aspettarci nei lavandini. Quel chissà che mi accompagna come il respiro e i balconi per affacciarmi con le pantofole per sentirmi in vacanza. Quando sul ponte tibetano hai appeso una campana per accorgerti dei miei movimenti le orecchie fischiano le partenze dei treni. Nel cielo le scie dei tuoi pensieri vaghi, il dling dling in serie dei braccialetti che non indossi mai. Che vai al lavoro in calzamaglia neanche fossi Peter Pan. Coi cellulari a prenderci fuori dai tunnel. Suona un’armonica. Suona Tom Waits.

Contrassegnato da tag , , , , , ,

C’era una volta

Solo le lavatrici riescono a mettersi nei nostri panni. Gli odori che confondiamo negli armadi. Le mie mattine buie e questi lampioni ancora accesi. Con i trans in Bmw e il tram che ferma sempre più in là. Coi ragazzi che fanno sega a scuola i pugni finti oltre il cortile e quelle limonate lunghe le lingue si seccano come i ghiacciai. Con le mani facciamo tende per ripararci dai gas che la pioggia pulisce l’aria e come i portieri dei condomini passiamo le giornate su scale che non portano a nulla. Sfonderemo le porte prima o poi la nostra rivoluzione d’ottobre sarà incontrarci per strada e non chiederci come va e guardarci coi binocoli per sembrare più grandi e sistemarci i capelli e rinunciare a correre per finire col c’era una volta. Che c’era una volta, tanto per cominciare.

Contrassegnato da tag , , ,

Rincorse

Di quando avrei voluto rincorrerti e tu non scappavi.

Contrassegnato da tag ,

Nome di donna

Il mattino del doposbronza coi pensieri ricamati addosso a bottone coi nostri pigiami invernali sfiliamo per le strade del centro. E per non svegliarci chiamiamo i sogni col loro nome. Ed è sempre un nome di donna.

Contrassegnato da tag , , ,

Quando copiare era la rivoluzione

Queste memorie lucide come cartoline. Ci spediamo nel mondo e leggiamo i giornali di seconda mano. Teniamo fede ai fioretti e ci sporchiamo le mani per lavarci nelle fontane. Se solo quel treno non fosse stato inventato avremmo rimandato le partenze e dato un senso alle ore libere. I campi da coltivare, le pastasciutte coi pomodori transgenici, le nostre vacche magre e i libri per scaldarci. E non trasmette più radio caos che chiudono presto i bar delle rivolte e i caffè per svegliarci li prendiamo la notte con le palestre che ci tagliano i capelli per farci stare all’ordine e l’happy hour tra i tavolini bianchi e lucidi con le scritte grandi per non farci fare fatica. Ci leveremo come tanti golem per difenderci con Mazinga Zeta e la bandiera dell’universo per ripararci dal freddo sotto l’arco della pace. E per sporcarci ci guarderemo allo specchio. E quanta fatica abbiamo fatto poi a riprenderci. Quando tagliavamo le pagine dei libri per appiccicarci i bigliettini dei compiti in classe. E copiare era la rivoluzione con la prosa a mescolarsi alla coca cola per darci lo sballo le focacce unte e la poesia della bidella sbattuta fuori dall’aula.

Contrassegnato da tag , , , , , , , , ,

La bomba inesplosa di corso Sempione

La bomba inesplosa di corso Sempione e le mie parole spente come le luminarie. Le nostre aspettative interrotte se non ora quando. Se non ora quando. E siamo tornati sui balconi a fumarci le sigarette per la buonanotte. Lo smog sopra i livelli di guardia e le volanti che viaggiano sempre in coppia. Quest’autunno di Bengasi e le palme che cadono apiùnonposso. Le nostre gemme mangiate dalle falene. Di quando arriverà prima o poi la primavera e andremo a far la guerra a Tripoli e tutto questo attendere non fa che allontanarci e tutto questo attendere non fa che avvicinarci. Ancora i tram non si stancano di passare quando tu sei salita e tu sei partita e mi hai detto è solo per poco è tutto un gioco. Ed eri alta, alta come il Pirellone che avrei preso un aereo per entrarti dentro. Mi hanno trovato appoggiato al muro come gli ombrelli che dimentichi quando non piove più. E ho guardato lassù che per arrivare ai tuoi occhi ho affittato le gru. Queste rotaie chissà dove ci porteranno. Quando mi hai detto che volevi chiamarmi e poi avevi un altro impegno.

Contrassegnato da tag , , , , , ,