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I cantautori fragili che ci piovono addosso

A raschiare la vernice sul fondo dalle latte scadute. Le nostre cosce così diverse. L’odore di smalto delle tue unghie e i tramonti fosforescenti tra i pali della luce. Le piante morte rifugio dei mozziconi di sigaretta. Disegniamo Milano sulle cler dei negozi in affitto. Le nostre poesie appese nei chiostri della statale. Le minigonne in plexiglass. Gli scambi di coppia nei balli di gruppo. Scritte nere su un foglio bianco e una firma importante così chiudono le nostre case.  139 motivi per non chiamarti. Rimani a letto che non è successo nulla. Rimani seduto che ci si alza è perduto. Se non ora quando le scie degli aerei si consumano in fretta. Lo spazio blu. Balleremo con le autoradio e nei campi nomadi suonano ancora i violini e si fa tardi e si accendono fuochi. Lo zing zang dei nostri corpi e questo soffitto troppo basso. I cantautori fragili che ci piovono addosso. E per raccontarci le storie mescoliamo Campari e Gin. Che tanto verranno a salvarci i karaoke cinesi.

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