Coi film dei cowboy

Così mi chiedi di scrivere ancora. Delle mie stranezze e delle mie voglie di far dell’amore la colonna sonora dei film che ci siamo fatti l’altra notte.

E proiettavamo le nostre spalle sul soffitto mentre ansimavi che eri stanca, troppo stanca, mentre io avevo voglia di fare tardi e spingere i pensieri nell’alcool e come savoiardi colorarci di caffè al mattino e zuppi del nero correre al lavoro e messaggiarci nelle pause e dirci che il quotidiano non conta un cazzo quando hai qualcosa di più grande tra le pieghe del viso.

Dei nostri sguardi durati poco e delle tue pause lunghe. La tenerezza delle solitudini dei cani e quelle poltrone trasformate in nidi. Noi come le rondini emigriamo inseguendo il sole e costruiamo futuri alle nostre domande appena nate e già così affamate.

E quando da Berlino ti ho scritto che non trovo riposo dicevi vai in Cina che ti fa bene, tutti quei singolari e le difficoltà della prima persona plurale.

Di quando mi sono chiuso in bagno per ore a dare del tu alle mie voglie e del cielo di Parigi che mi sorprende in azzurro. Poi le sei del mattino e i tuoi occhi che soffrono i risvegli. Le nostre colazioni mai abbastanza lunghe, che dimenticherai prima o poi le chiavi di casa e scenderò in pigiama per consolarti.

Con le palpebre chiuse sui paesi in mezzo alle strade, le strade che si fanno paesi, le sagre e i tortelli al ragù di cinghiale e gli artiodattili che abitano i boschi la notte, con l’uomo che si fa predatore e i cipressi un guard rail. Poi sedie di legno ai bordi del prato per lo sguardo dei vecchi. Firenze e le donne di terza età coi capelli colorati di rosso e primavere ormonali nell’affetto degli animali domestici.

Le sette del mattino e quattro ragazzini a infastidire donne in carriera davanti ai bancomat. Per gli interventi delle cravatte e i timori dei cittadini. Impareremo a cacciare le volpi, a staccare le ali alle mosche. Impareremo a soffiare via la polvere dai vangeli e a scrivere all’amico che ci manca da tempo. Che ho cominciato con una mail notturna ormai tre anni fa e non ho ancora smesso.

Quando mi dici che dovrei issare bandiera bianca ti rispondo coi film dei cowboy, l’hai mai visto un indiano arrendersi?

Foto: Gregory Crewdson

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