A tirare la coda ai tram

A rovesciare tovaglie con le ultime braccia che ci sono rimaste. Il resto è caduto a briciola, solitario il passero mi trascina per la camicia, dice vola anche tu se puoi farlo e costruisci un nido. C’è chi una casa ce l’ha e chi è costretto ad affittare il tempo, a riempirsi le dita di graffi, le bruciature dei rapporti superficiali.

E quanta tristezza mi coglie a vederti là, circondata di spine e uva passa, nel frutteto acerbo del buon agire. Quanti altri sorrisi di bimbi porteremo sulle labbra per nascondere i nostri pianti, quanti ancora poeti del nulla saremo costretti a inseguire per dare senso alla melanconia di questi sguardi negati.

Mettere un punto e a capo è operazione impossibile quando si tratta di stomaco e cuore; è tutto un sussulto, il ruminio greve delle giornate di maggio. Vorrei potare le tue relazioni millenarie e condurti nell’aspro dei limoni, lo zucchero delle ginestre per le nostre colazioni primaverili, di quando hai ancora gli occhi chiusi e ti avvicini per sentire calore.

E mentre alla fiera del libro cantano gli imperatori dei gelati, tra i banchetti estatici dell’alta borghesia ci sono ancora, nascosti, i colletti bianchi dei folli che rifiutano la vita grassa e lanciano il tempo a cavallo dei ronzini scartati dagli altri, e si ritrovano soli nelle notti insonni a cavallo di biciclette trovate per caso: le relazioni col rosso dei semafori e tirare la coda ai tram.

Posso solo ricordarti che tu sei ancora diversa da quel che fai, e poi da chi ti circondi, ed è per questo che parti in solitudini e rifiuti il contatto col nuovo. I tuoi disegni in bianco e nero: non troverai mai i colori che cerchi nella spirale chiusa della sicurezza, che potrei prendere treni e perdere aerei, che potrei farmi notte per donarti lune e giorno per illuminarti gli occhi. Che tu sia serena, triste, felice o scontrosa non è interessante. Sono importanti gli incontri e questa vita che lasciamo indietro a furia di comprare scarpe nuove. Che poi te lo dico, mi basta il tuo profumo; è andata a finire che non riesco più a ricordarlo.

Foto: Rafael Sanz Lobato

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