Sai che c’è? Che te ne devi fregare. Come le rane.

Sai che c’è? Che te ne devi fregare.

La consapevolezza è quello che ci salva ripetilo più volte fino a perdere il senso. La consapevolezza è quello che ci salva ripetilo più volte fino a perdere il senso. La consapevolezza è quello che ci salva ripetilo più volte fino a perdere il senso. 

Lo so,

lo so,

lo so.

Come la cicca al culo quando ti rialzi.

Ho attaccato sul frigo le istruzioni per vivere meglio: ricordarsi di alzare la testa per guardare in alto, non sempre quel che sta all’altezza dell’occhio è sufficiente.

E così piego la schiena alla ricerca di cibo.

Le mie sconfitte settimanali e le piccole vittorie contro la burocrazia. Mentre imperversano i predicatori, l’omiletico stile dei conduttori delle tivù generaliste e poi le suorine della sinistra che concentrano litanie su Facebook e i porci azzurri di Twitter.

Ditemelo ora cos’è che ci costringe a dire sempre e comunque la nostra per avere una scusa, per non raccontare di noi. Che fai esercizio d’originalità con parole che sono acqua di uno stesso fiume.

E per contrastare la melma faccio appello ai torrenti.

Ripensare ai giardini zen giapponesi: tutto ha uno suo posto, tutto è pensato.

Tutto è artificio però, lo sforzo mistico per mettere ordine quando l’ordine non lo decidiamo noi.

Un passo fuori dal confine e la pistola pronta per gli spari che ti ho riversato addosso.

Fuori dal giardino con le nostre erezioni bisettimanali, le elezioni del trio delle meraviglie. Quando serve un fantasista per mandare in porta gli attaccanti.

Incollo le guance ai vetri per sentirmi meno solo.

E parlo una lingua d’occhi soprattutto quando tu non mi guardi.

Adesso vieni e togliti quella gonna leggera, lasciala cadere e poi apri le gambe perché il tuo è lo spazio nero nel quale ha senso perdersi.

Il resto lo lascio agli astronauti e alla smania di sapere dei più.

Quando ci chiedevamo perché il soffio esce freddo e l’alito caldo, mi hai risposto che tutto ha una spiegazione, come l’azzurro del cielo.

La fisica quantistica dei miei movimenti pensati e le tue spalle nude.

Portami a cavallo sui tuoi capelli, portami a fare un giro nel centro storico delle tue insicurezze.

Vorrei dirti ti amo e mi vengono soltanto frasi poetiche del cazzo.

Verrà il dio Pan col suo pane quotidiano, il fallo enorme per accedere alle profondità delle devianze. Ricorda che il sole sorge per tutti, Tiziano Ferro parlami, e tu invece salvami,

che mi credi in ginocchio da tempo

e invece son qui che salto,

come le rane.

Dai fatti stagno.

(Imagine: Ben.)

beaujolais_nouveau

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