Pensati bianca

Dei miei capezzoli che guardano in basso e della mia inclinazione per le sconfitte. I tuoi avvistamenti con cannocchiali al contrario e fulmini come istantanee delle tue parole. C’eravamo fatti così vicini che sentivamo i nostri respiri a distanza. E ti prendevo il volto tra le mani e aprivi la bocca grande perché potessi respirarci dentro. Non ci sfioravamo le labbra per rispetto delle nostre fragilità. Tu e la tua vita, le gambe nude e le coperte troppo corte di una realtà sola. E mi dicevi che bisogna fare una scelta tra i pantaloni e le mutande, che altrimenti ci costruiamo addosso mura invalicabili e la pelle ne risente per questioni di traspirazione. Così te ne stavi là, il muscolo aperto e le mie parole a farsi eco nelle tue caverne. E come le foglie d’autunno planavi lenta nei torrenti bianchi delle nostre usanze notturne. Non tutte le foglie cadono ormai secche. Ho scritto su un foglio lasceremo questa casa prima o poi, lasceremo questa vita hai detto tu e ti chiedevo per dove e poi perché e non sapevi rispondere. Così mi hai scritto a presto e poi sei scomparsa. La vernice nera dei tuoi occhi e le mie docce fredde. Non c’eri più e ti portavo dentro, il mio cuore a forma di becco di pellicano e le migrazioni transoceaniche dei miei lamenti. A sfiorarti le dita in planata, i miei ricordi come le estati passate. Calor di nostalgia e ore vuote trascorse in pigrizia. Gli odori forti, i fiori schivi della Sicilia, l’assenza di spiagge e scogli duri da cui tuffarsi. Il nostro mare nero intorno ai falò, dietro alle spalle i trent’anni di guerra all’alimentazione e i difetti impercettibili delle nostre albe. Quando salutavi il giorno appoggiandoti alla finestra sopra il mio letto e al posto di guardare fuori, il sole, i balconi, le occhiaia nere dei professionisti e la pelle intagliata dell’anzianità, dicevi è sporco, il vetro intendevi. Non siamo bianchi, lo sai, che siamo guai e sogni finiti male, risvegli improvvisati e sveglie dimenticate. Non siamo neri, lo sai, e ci travestivamo da professori dicendo che il nero è l’assenza di tutti i colori, così chi è nero è vuoto e chi è sporco è bianco. E ora riguardati allo specchio, sistemati i capelli e pensati bianca, ti sussurravo all’orecchio. E mi eccitavo molto.

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One thought on “Pensati bianca

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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