A me che me ne fotte

Quei passi, il mattino e le scale.

Non ci sono fringuelli qui a cantare i risvegli, nemmeno rane, neanche lucertole.

Si mischiano gli accenti, i vetri rotti della notte trascorsa in approcci. Accelerano le camionette della pulizia del quartiere e i bambini stringono la mano ai più grandi, si stropicciano gli occhi e corrono incontro alla vista dei coetanei.

E malinconica una madre guarda. Le ore del vuoto e una casa da riordinare. Comprare il pane, una sosta al caffè per la lettura dei quotidiani.

Poi sulla tavola un piatto vuoto, una buccia di banana, il barattolo della marmellata e una tazza grande sporca di caffè. Mentre tutti dormono suonano lente le campane dei monasteri e gli abiti bianchi sfiorano la terra per dare il benvenuto alla luce.

Non ora, non qui. A ricercare grandezze oltre noi, dei numeri primi e dell’epoca dei dinosauri.

Mentre la notte ci facciamo marchiare ad inchiostro il dorso delle mani e muoviamo il bacino nei locali più wow.

Guardavo un video con Andrea Pazienza ieri sera, il suo migliore amico stava con la sua ex ragazza, Gesù-Gesù lui ripeteva. L’altro era bello e si drogava di meno, mammamia quanto era bello. Io so cantare, so disegnare, sapevo amare. Gesù-Gesù, ripeteva e sulla pagina bianca scriveva: A me che me ne fotte.

Sulla copertina dei suoi libri l’immagine di lei. Sappiamo amarvi così, vi disegniamo su carta e viviamo i rifiuti come preghiere. Per gli abbandoni estivi dei cani e delle nostre speranza.

Agli angoli delle strade si radunano i sensibili, quelli che negano le identità sessuali e cercano il volto e la sfumatura del gesto, e della voce. Lo stile nell’accoglienza e l’attenzione ai particolari. E fermano la gente per strada con l’invadenza dei ragazzini, si lasciano andare in sconcezze per provocare i tran tran e raschiare il fondo delle notti tutte uguali.

Non è scontato il mattino e questa luce grigia delle ore sette che svela i contorni e rende innocui i pensieri fragili della notte.

Così io ora stropiccio gli occhi, stringo la mano all’oggi e a lui mi affido, Gesù-Gesù, correrò sulle strade incontro ai miei simili, canterò Albachiara di Vasco. Che me ne fotte a me, che me ne fotte.

Che invece poi me ne fotte.

Foto: Andrea Pazienza e Francesca

Alcatraz_Andrea_pazienza_Francesca

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