Quando fare un caffè era dirci buongiorno

Diventiamo così grandi che finiamo per sdoppiarci. Le pance gonfie di birra e i Super Tele ingoiati dalle donne degli amici, i palloni da lasciar calciare ad altri e l’attesa per il nome nuovo del figlio del vicino.

Vorrei esultare come al Maracanà e fare la Ola per tutti quegli amori realizzati nel terzo. Quando in accademia mi insegnavano che non esiste storia a due, ma ci vuole un tre per far accadere qualcosa.

E così ci muoviamo con scarpe di tela e occhiali da sole in questo giugno bizzarro, che piove col sole e poi sudi di notte. E le case condivise e vedervi al risveglio. Quando fare il caffè era dirci buongiorno. E’ così che siamo partiti, chi per restare, chi per tornare. Che quando prendo il treno non è più per una donna, ma per un abbraccio. Benvenuto, è qui che puoi essere come sei.

Quando mi sono sorpreso a inserire faccine nei messaggi su Facebook ed evitare il punto alla fine di ogni frase per non fare paura. Mentre i piccioni non svernano e le rondini, oh, le rondini! Una sera d’estate, sudati di vino, un tavolo in legno e rimanere minuti a fissare un nido, quando tu ti avvicini, ti siedi sulle mie gambe mi dici: è tardi, vuoi inciderla, dannazione, quella tua vena contemplativa? Lasciar scorrere il sangue in zampilli e sporcarti di terra. Sudare tra due cosce soltanto per sfogarti e non cercarci in mezzo l’altissimo. La vuoi perdere questa maledetta malinconia che trasforma i tuoi giorni in romanzi? Non è tempo ora per i film parlati, gli effetti speciali delle storie di fantascienza e le cronache delle vite modello.

E quando torno a casa spero sempre di incontrarti, come quella volta che mi hai accolto in lacrime e alla fine sorridevi, mi dicesti a domani. Il primo domani e l’ultimo capoverso. Per il seguito dei punti e delle frasi brevi degli scrittori degli anni novanta. Per quel folle di Wallace e per la sua passione per il tennis. Per la carbonara cara a Pasolini e per il caro prezzo dei bar frequentati da Celine. Delle escargot di Sartre e delle ciliegie d’oro di rue Montorgueil.

Vorrei offrirti un panino, vorrei dirti, lo sai che c’è? Io non sono capace di non annoiarmi, non sono capace di trascorrere ore senza desiderare essere altrove, vuoi farmi cambiare idea? Tu puoi convincermi, tu puoi. Solo parlandomi, solo guardandomi. Solo restando.

Foto: Mario Giacomelli

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