I palloni non si incastrano più sotto alle marmitte

C’è quella che noi chiamiamo follia perché non sappiamo ancora niente, che ti alzi con il mal di testa e i denti rossi come le valli del Chianti. E le voglie te le tieni in tasca come le caramelle per smettere di fumare. Quando ti ho detto che facciamo dove andiamo scopiamo. Quando sei diventata un buco delle Polo, pronta a sparire come le astronavi sui pianeti che non ho mai visto. Ci crederesti tu all’esistenza di Dio? Mettiti al posto mio. Ci crederesti tu al buco dell’ozono e ai frigoriferi coi gas delle nostre lattine lasciate aperte. Un sorso e via perché abbiamo fretta di scaldarci. E ci raffreddano i venti del Marocco, con le nostre bici per evitarci tra un tram e un bar. Che prima o poi saremo felici come i ballerini di piazza di Spagna. Come le statue di piazza Duomo faremo da sedia ai turisti. Che Roma è lontana come quando giocavo a pallone tra le macchine. Che ora ci trovi soltanto chi piscia e i palloni non si incastrano più sotto alle marmitte. Che ora ci trovi soltanto chi piscia e i palloni non si incastrano più sotto alle marmitte.

Cine

E poi me la racconti anche a me la storia di quando abbiamo perso il tempo in metropolitana fino alle periferie del nord Africa.

E poi me lo racconti anche a me il tempo di quando abbiamo perso le storie da sotterrarci le vene.

Mi porto al cinema per dormire un po’,

l’aria condizionata e i pop corn.

Quel film con gli spari.

quel vino in tavola

le piogge acide

singhiozzi sulle mie gambe troppo corte per le riviste.

 

Il nero dello schermo, e i titoli di coda dalla toilette.

 

I cappelli per proteggermi dai visi pallidi. Le mie sciarpe troppo lunghe diventano passerelle.

Le sanzioni sul parabrezza per non offenderci. Le linee blu per parcheggiarci le labbra.

Diventeremo alti come i giganti prima o poi,

per raggiungere le finestre dei nostri grattacieli,

per guardarci dentro come le radiografie dei muppets.

 

Che poi ci troveremo come le all star

Che poi ci troveremo come le all star.

Tu sotto al letto io al bar.

Che i risotti ci cadono addosso come le piene di luglio.

Cominciare a fumare

Torno a casa con la metropolitana che gli autobus non passano più. Lavori in corso sulla mia circonvallazione. Sono come le stelle ti dico e guardo tutto dall’alto la differenza è che mi puoi toccare. Parlo così tanto che dovresti spegnermi. Le tue mille luci e la Thailandia così vicina. I camerieri invadenti e questa pioggia che cade per noi. E le palline di plastica da portare indietro coi cani da compagnia. Le mensole con i tuoi libri in ordine di grandezza. Non ce l’ho. Non si può. E l’elfo dell’Oxfordshire che ci fa ballare. Che hai le labbra troppo grandi per le mie parole. E mi dici che dovrei cominciare a fumare, che in televisione sembravo più grande.

 

 

Non chiamiamoli guai.

Mi circondo di coperte per proteggermi dai fulmini delle periferie del nord.

Dai bar coi nomi americani.

Le brioches bruciano nel forno.

Bruciano le nostre attese.

I nostri elicotteri immaginari.

Lo sciabordio dei piatti che laverò.

La mia è luce artificiale, niente a che vedere con gli astri.

Di che segno sei non m’interessa.

Che nella vita non sei sola.

Lontana come le Californie.

Appenderò un poster sul mio letto per incollarci le tue fototessere.

Saprò chi sei.

Dei tuoi non ritorni.

Della tua toscana.

Dei mali dei cani del sud.

La sveglia poi suonerà alle nove.

E sarà un altro risveglio.

Ti cercherò e non ci sarai.

E non chiamiamoli guai.

 

 

 

Cirano

Tu che fai la rivoluzione sui tappeti rossi.

Io che lavo pavimenti.

Che forse si comincia così.

Mi metterò il rossetto per assomigliarti.

Saremo prima o poi delle nuvole io e te.

Sei leggera come la Coca Light.

E il tuo sapore in bocca.

Le distrazioni in tv.

Prima o poi, lo so,

i miei capelli saranno un film in bianco e nero.

Ma i giornali non lo diranno.

Le tue Indie saranno già state scoperte.

E ti avvicinerai per dirmi ma guarda come eravamo stupidi io e te.

 

 

Cartoline

E la tua anteprima.

La mia casa di seconda mano.

La verdura cotta.

Quando ad attendermi dietro la porta non c’è nessuno.

Mai un come stai? Mai un sei stanco.

Ritirare le magliette che non stirerò.

Pensarti vestita in lungo. Elegante come una Bmw.

Il decoder per codificarti. Che reta 4 non la voglio vedere.

E un po’ di carta da pacchi per chiudermi tra le mie mura e spedirmi un po’ di cartoline.

 

 

Roma.

Coi resti di sonno tra i baffi ritrovarsi in piazza Gramsci. Emergency, bancarelle regionali, caciocavalli e vino buono. Che siamo soli come le panchine verdi, aspettiamo che qualcuno ci posi il culo addosso. E il contabattiti per morire di cuore. Milano che piove. Rimboccarsi le gambe e correre. Col parco sempione e le badanti dell’est. Coi picnic dei cinesi. Milano che piove. Milano che piange. Coi piedi che rimbalzano tra i tum tum dei bonghi. E scoprirsi in lacrime inattese, che siamo soli come i bar alle 5 del mattino. Con le serrande alzate per guardare fuori. E se ti guardi dentro c’è un buco grosso come le caramelle polo. E intorno raccolgono le foglie. Milano che corre. Milano che piange. Mi sfilano addosso borse Luis Vuitton e penso a te, alle tue scarpe agès. Roma col sole. Roma che ride. Milano che corre. Milano che piange. Prigioniero io. Liberi tutti. Roma che non ti accorgi di me. Roma col sole. Piove il cielo sulla città e le partite del pomeriggio.

 

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DJ 90.

Appari e scompari come le segnaletiche per gli aerei sui tuoi troni a forma di consolle.

E bevi il tuo Cuba e sogni New York.

E non ti sento che la musica è troppo alta.

Spegneranno le luci dei grattacieli per salvare gli uccelli migratori mi dici e metti su i Korn.

Sei così Pop.

Non lo farai, non ci andrai mai.

Per questa Milano con le ascensori che non ti aspettano.

Per parcheggiarmi addosso gli scritti che tu non leggi.

Per aspettare gli autobus notturni.

Per la paura di perdermi che non hai mai avuto.

Che poi la 90 ti riporta a casa.

 

E io ti chiamerò tu lo sai già.

E tu non risponderai tu lo sai già.

 

Che poi la 90 mi riporta a casa.

 

 

Oreilles d’ane

Cos’è questo silenzio?

Un gran codardo.

Chi è il silenzio?

Orecchie d’asino.

Milano ha le catene di bicicletta più grandi che io abbia mai visto.

A te non interessa che c’hai la testa nei tuoi Osho e cose varie.

Per non pensare trovi chi pensa per te. Orecchie d’asino.

Gli uomini d’una volta erano scimmie del pleistocene. Hai voglia a cercarli oggi.

E poi mi dici che hai pitturato casa che così ti senti più grande. Orecchie d’asino.

Non nasconderti nel letto che prendi freddo, rimettiti la maglietta che prendi sonno.

Ti cerco la notte perché lavoro di giorno.

Lavoro di giorno per cercarti la notte.

E quel gran codardo del silenzio ti tiene tra le braccia. Orecchie d’asino.

Non tremare che non c’è bisogno.

Non rispondere che ti rovini le unghie.

Chi è il silenzio mi chiedi?

Solo un codardo.