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Per farmi ombra

Le notti ad aspettare quello che non succede nemmeno nei film.

Silenzio s’infila nelle orecchie e non mi fa dormire.

Le fodere sporche di vita. Il battito regolare degli intestini.

Svegliarsi di giorno per pisciare fuori dalle torri il Niagara dei nostri scarti.

La casa illuminata dai led è un albero per il Natale

tu al caldo dell’ovest

io al freddo del nord.

Quando verrai non ci sarò, partirò.

Bevo troppo, lo sai?

M’aggrapperei ai tuoi capelli come i pidocchi.

Il nettare della tua cute per riprodurmi, i tuoi pensieri che cadono e s’incastrano tra le dita dei piedi.

Che siamo uomini e mica robot.

Che “s’io fossi piccolo come il grande oceano mi leverei sulle punte dei piedi delle onde con l’alta marea accarezzando la luna”, salendo sui ponti di Porta Genova per perdermi nei vicoli di Via Vigevano. Costruiremo degli altri ponti aerei.

E per sentirci urleremo ai satelliti.

Che siete donne con le toppe e doglie, che siete donne coi silenzi e le voglie.

E ti dico che esistono ancora i coprifuoco

e non prendere freddo

non mi accompagnare

non mi chiamare

non mi sfogliare come l’Unità

per pulire i vetri e gli specchi,

per guardarti meglio.

E c’è anche il sole, ma a me non me ne frega niente

che vorrei la tua bicicletta verde ET

solo per farmi ombra.

 

 

Lupa Democrazia

Siamo nati da due gemelli.

Ci ha coccolato una lupa.

E abbiamo speso sangue quando le banche ancora non erano aperte.

E i bancomat erano i nostri letti.

E abbiamo bisogno di aquile e di stemmi.

Di bandiere e di battaglie.

Pace e rivoluzione come gemelle.

Democrazia di lupe.

E ci aggrappiamo alle scale per raggiungere i tetti perché non sappiamo guardare dall’alto.

Ci incateniamo ai nomi che conosciamo.

Rifiutiamo le firme o le amiamo.

Ed ogni volo è un mito.

E crediamo alle barbe bianche.

Che il pensiero critico non ci crollerà addosso come il fango sopra alle miniere del sud.

E ci reincarneremo nei nomi che non conosciamo.

Sopravviveremo anche all’estinzione dei Koala.

Dall’alto è tutto più semplice.

Sopravviveremo.

 

 

Sopravviveremo anche all’estinzione dei Koala

Addio Fidel.

Addio Claudel.

A Mario e alle finestre che fanno finta di niente.

Ai falli delle democrazie, ai tuoi Titanic per compagnie.

Addio anche a Nielsen che non è Bridgette e all’apparecchio per i denti storti.

Le selle dei nostri motorini impregnate di pioggia. I tuoi occhiali troppo grossi per non rivederci e i leggins firmati come i muri di corso Genova. Per un’ ascensore che sale ce n’è uno che scende mi dici. Le scale a due a due per mangiarci sui corrimano. E non sapere come chiamarla questa cosa che ci scalda i visi e ci riempie le mani. Per poi rimpiangerci come le mille lire del Topolino. Le figurine che non abbiamo mai trovato. Partire dai ringraziamenti e grazie per gli arrivederci e grazie per gli arrivederci.

Che mi parli di acidi e di tangenti di quando guidavi senza patente. Le luminarie per gli inquirenti, per i rumeni e per gli zingari, le nostre lingue inconcludenti.

Sdraiarci per fotografarci lo stereo in bocca la penna accesa, quei nei fosforescenti. Che aspetteremo le tue astronavi, che aspetteremo le mie iniziali. E scriverci addosso le biografie.

Partire dai ringraziamenti e grazie per gli arrivederci e grazie per gli arrivederci.

La A e l’alfabeto

Questa teoria dei cataclismi mi prende troppe energie. I capelli crescono e imbiancano che sembro Evan Cliff o quel farabutto di Vincent Gallo mentre vorrei John Fante per migrare nei libri. Raccolgo ancora cotone la notte mentre tu accendi i tuoi bui, i tuoi polmoni neri con gli accendini come ai concerti di Vasco. Disegno T ribaltate sui fogli che si chiudono a riccio. E ancora non capisco le tue distanze. Questo mal d’africa di relazioni. E la tue risposte vaga, questa storia della A e dell’alfabeto indiano.

 

 

Risvegli

Le strade di Milano chiedono tempo.

Le tue gambe storte si alzano su un letto lontano.

Aprirai la finestra e perderai l’equilibrio per colpa del sonno.

Pioverà.

E i cortei dei lavoratori con gli striscioni a ombrello non ti saluteranno.

Le nonne si saranno alzate da tempo per lavorare a maglia.

E i quiz alla televisione.

Non me penserai.

Io te penserò.

Non me cercherai.

Io te cercherò.

Pioverà.

E i cortei dei lavoratori con gli striscioni a ombrello non ti saluteranno.

Gli studenti sui banchi fanno aerei di carta

che volano e precipitano

ti ricordi?

 

 

 

E questa storia del non sentirci quando ne abbiamo voglia chi ce l’ha messa in testa?

E questa storia del non sentirci quando ne abbiamo voglia chi ce l’ha messa in testa?

Le strategie per evitarci.

Per far asciugare le mutande quando fuori piove.

Quei libri gettati qua e là, che a leggerli vai in trans.

Se non lavori ti piove addosso e non puoi stenderti nei parchi.

Come i mille piedi dovremmo avere mille mani.

Per stringere i nostri maglioni fradici,

i punti neri sulla schiena,

per salire sui grattacieli e poi dirci

da qui sembra tutto più piccolo

un paesaggio fatto col lego.

E aspettare la notte

metterci i guanti per raccogliere le stelle

e gettarcele addosso per farci luce

nella discesa

e ci guardiamo dalle finestre con i soffitti alti.

Tocchiamo terra come le astronavi

Che i grattacieli continuano a crescere e noi li guardiamo dal basso

torneremo a casa a braccetto per dirci

dall’alto sembrava un cartone animato.

 

 

 

I palloni non si incastrano più sotto alle marmitte

C’è quella che noi chiamiamo follia perché non sappiamo ancora niente, che ti alzi con il mal di testa e i denti rossi come le valli del Chianti. E le voglie te le tieni in tasca come le caramelle per smettere di fumare. Quando ti ho detto che facciamo dove andiamo scopiamo. Quando sei diventata un buco delle Polo, pronta a sparire come le astronavi sui pianeti che non ho mai visto. Ci crederesti tu all’esistenza di Dio? Mettiti al posto mio. Ci crederesti tu al buco dell’ozono e ai frigoriferi coi gas delle nostre lattine lasciate aperte. Un sorso e via perché abbiamo fretta di scaldarci. E ci raffreddano i venti del Marocco, con le nostre bici per evitarci tra un tram e un bar. Che prima o poi saremo felici come i ballerini di piazza di Spagna. Come le statue di piazza Duomo faremo da sedia ai turisti. Che Roma è lontana come quando giocavo a pallone tra le macchine. Che ora ci trovi soltanto chi piscia e i palloni non si incastrano più sotto alle marmitte. Che ora ci trovi soltanto chi piscia e i palloni non si incastrano più sotto alle marmitte.

Cine

E poi me la racconti anche a me la storia di quando abbiamo perso il tempo in metropolitana fino alle periferie del nord Africa.

E poi me lo racconti anche a me il tempo di quando abbiamo perso le storie da sotterrarci le vene.

Mi porto al cinema per dormire un po’,

l’aria condizionata e i pop corn.

Quel film con gli spari.

quel vino in tavola

le piogge acide

singhiozzi sulle mie gambe troppo corte per le riviste.

 

Il nero dello schermo, e i titoli di coda dalla toilette.

 

I cappelli per proteggermi dai visi pallidi. Le mie sciarpe troppo lunghe diventano passerelle.

Le sanzioni sul parabrezza per non offenderci. Le linee blu per parcheggiarci le labbra.

Diventeremo alti come i giganti prima o poi,

per raggiungere le finestre dei nostri grattacieli,

per guardarci dentro come le radiografie dei muppets.

 

Che poi ci troveremo come le all star

Che poi ci troveremo come le all star.

Tu sotto al letto io al bar.

Che i risotti ci cadono addosso come le piene di luglio.

Cominciare a fumare

Torno a casa con la metropolitana che gli autobus non passano più. Lavori in corso sulla mia circonvallazione. Sono come le stelle ti dico e guardo tutto dall’alto la differenza è che mi puoi toccare. Parlo così tanto che dovresti spegnermi. Le tue mille luci e la Thailandia così vicina. I camerieri invadenti e questa pioggia che cade per noi. E le palline di plastica da portare indietro coi cani da compagnia. Le mensole con i tuoi libri in ordine di grandezza. Non ce l’ho. Non si può. E l’elfo dell’Oxfordshire che ci fa ballare. Che hai le labbra troppo grandi per le mie parole. E mi dici che dovrei cominciare a fumare, che in televisione sembravo più grande.