Alla nostra amicizia di oggi

C’è ancora nebbia sulle montagne. Le prime ore del giorno per i lavori in corso della digestione della nostre notti. Quando ci ritroviamo intorno al tavolo per condividere le nostre debolezze, e ridere a dirotto e tirare in ballo le nostre figure ridicole quando avevamo perso di vista la strada con le ruote che affondavano nel deserto del sud del Marocco, quando eravamo giovani, quando sembrava ieri. Ti ricordi io e te e quel viaggio senza autostrade, il pullman degli indigeni boliviani con le galline e la vescica gonfia e dodici ore per pensare di morire e farla dal finestrino non era una ragazzata. Ci svegliavamo presto io e te. Quella spogliarellista di Como di quando ci siamo fatti offrire la birra che avevamo finito i soldi e con la scusa del mate ce la siamo portata in branda e ce la siamo guardata fino alla fine che non c’erano film a farci compagnia e non abbiamo fatto nemmeno quei quattro salti che non si rifiutano mai che all’indomani c’erano i geyser, i bonsai delle nostre proiezioni sul soffitto che avevo dimenticato anche di essere innamorato. Che resta di tutti quei viaggi? Soltanto ricordi e la capacità di condividere silenzi senza domandarci il perché, e poi che avrà e come starà. Non si torna indietro, ci siamo fatti largo e abbiamo bisogno di dividere in due il peso del letto che ci sono sempre piaciute le donne difficili e tu ti sei innamorato e hai sofferto e desiderato e donato e cercato e poi alla fine l’hai conquistata la tua Africa. Vivete piccole lune in miniatura voi due e l’ultima volta che vi ho guardato negli occhi eravate bellissimi. Prima o poi i compagni ritornano. E le nostre rivoluzione ce la facciamo tra i fornelli, il fuoco sempre acceso, la porta aperta per accogliere i naufraghi e progettare di liberare il cielo dai fili elettrici e dai palazzi interminabili dell’Expo. Quando mi chiederai che fine abbiamo fatto noi ti risponderò come Ulisse che è sempre tempo di ripartire e se non sarà un lago ghiacciato per i brividi di vita prenderemo l’auto e andremo dove non si sa come quelle nostre amiche e quella sera a Madrid, come quando tornati dalle isole Uros avevamo brindato alla vita e rubato le chiavi a un albergo per raggiungere le ragazze americane, coi genitori nel letto e le loro vestaglie firmate Nike. Torneremo a prendere i taxi e a pagare la corsa intera, quando casa dista soltanto una curva a destra, ma eravamo ubriachi, confusi, distratti, giovani, sciocchi, felici.

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