Chiamami selvaggio

Quando le parole non vengono a soccorrerti al risveglio e ti lasciano al vuoto, tu che tendi al disfacimento e sfuggi ai tuoi contorni, quando lo spazio del tuo corpo sembra non bastarti perché sei sempre altro e altrove. Quando non godi dei baci, non ti lasci avvolgere dall’abbraccio testa infilata nell’incavo del collo, profumo annusato, cuore a battere, mai presente, nei tuoi luoghi lontani, disperso. Hai fatto tutto bianco intorno a te perché il colore accompagna sensi e ricordi, il chiarore delle luci tutte muove lo sguardo finché si perde e tu sei e non sei. Il tuo respiro, dici, non conosce ritmi regolari, è tutto un rincorrere e poi fermarsi, ansimare, tornare a correre. E ancora sei e non sei. Immagina ora il tuo letto grande, immagina ora un gattino, immaginalo cercarti, immaginalo zampettarti accanto e a te strusciarsi guidato soltanto dal suo istinto così che il calore cerca il calore. Immaginalo ora e poi dimmi quando ti stancherà, quando dirai così è troppo, non ce la faccio, andrà avanti così per sempre. Immagina ora una volpe venire a farti visita la notte, bussare alla porta, annusare i resti del cibo nella tua pattumiera, cercare nel buio i tuoi occhi e farli incontrare col verde dei suoi, di meraviglia tu rimarresti immobile, di spavento lei fuggirebbe. E così la notte dopo e quella ancora. Non avresti ansie, soltanto dubbi e attese. E confonderesti con piacere desiderio e curiosità. Tornerà domani? Sarà la stessa volpe? Incrocerà ancora i miei occhi? Tra il domestico e il selvatico qualcun altro ha scelto per te. Sei nato col pelo sul petto, con le mani facili a rovinarsi, coi piedi saldi e il passo sicuro. Chiamami selvaggio quando nego il pudore, chiamami selvaggio quando sono soltanto invadenze, quando non so cosa sia il riposo dei sensi, quando dovrei essere corpo e invece sono pensiero, quando non ho casa, non ho città, quando la strada è troppo fredda per essere abitata e mi rifugio nella caverna del cuore e cerco te, te, sempre te. Perché tu sola esisti, perché tu sola sei. Donna. Per l’aggettivo del possesso non c’è mai posto in questa vita breve. Perché se io sono l’altrove, tu sei l’oltre, e nello spazio che non ha tempo siamo, e io l’amore me lo spiego soltanto così.

Foto: © Théo Gosselin

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