Sull’esplosione dei musei

Seduti sui bordi del letto ad aspettare le sentenze degli altri. A sporcare talento in lattine di Coca Zero e confondersi sulle terrazze dei bar.

Avvicinare un qualcuno per augurargli buongiorno e ricevere in risposta silenzi e paure.

Esiste un dovere che travalica l’etico e accarezza l’estetico, il tuo sguardo al galoppo e gli accappatoi intrisi di senso. Di quando ti asciughi le gambe, della tua crema per il corpo e dei tuoi sorrisi senza motivo apparente. Ti circondavi di affetti per le tue ricerche di senso e finivi per ascoltare i cantautori e maledette verità da canzonetta.

Così appoggiavo l’orecchio al muro per allenare l’udito nei respiri dei vicini e provare a percepire prima o poi la lontananza, lo spazio aperto che ci separa non è un aereo e nemmeno un treno. E’ una questione di classe, di credo, di paura e ignoranza. Non ci fideremo mai fino in fondo perché siamo troppo intelligenti per lasciarci andare a notti solitarie nei porti.

Ho chinato la testa durante lo stretching mattutino e guardandomi i piedi mi sono riconosciuto borghese. Al centro del mondo e delle città, gli amici e la casa in campagna, le feste in piscina e l’arte in casa. Come Francesco il Santo sbattere la porta e rinnegare il tutto dopo anni di depravazione e lusso? Onore ai santi e alle conversioni grandi. Gli occhi nuovi sulla via di San Paolo e l’amore che tutto stravolge. C’è una debolezza nella radicalità, come sconfiggerla e come far risplendere quel Cristo che molto ha vissuto e che troppi raccontano?

Sai che ti dico? Dei movimenti per la libertà dei nani da giardino e degli animali in cattività io me ne infischio. Liberare i musei e riempire di bellezza le case, le strade. Prendi il tuo zainetto e seguimi, oggi guardiamo quelle trecento opere, tre ore di attenzione e sguardo fiero di chi tutto coglie, e chiuderci in pareti bianche per l’esposizione privilegiata del bello.

Rendiamo il tutto accessibile ai tutti, l’esplosione dei musei, la bomba, non sarà altro che la sconfitta di una classe sociale che non esiste. Il potere dei più buoni che vogliono rendere accessibile ai più quel che accessibile non è. Che l’arte è un mercato e si arriva a gloria in morte.

Potrei smetterla ora di delirare in versi, verranno poi a dirmi che non è così, che la poesia è in quartina e in rime in bacio.

Leggimi a voce alta, mia donna, mia moglie, mio verso che cresce e mia pianta fuori dai vasi. Leggimi e poi guardami e in insulto o affetto reagisci, soltanto reagendo mi farai azione. Nell’altrimenti potrei rimanere sordo, zitto, inutile. Come le Ninfee di Monet all’Orangerie.

Foto:

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