Non è Mourinho e nemmeno Real. Manifesta.

E ancora Madrid non è Mourinho e nemmeno Real. Una scarpa rossa dimenticata sul marciapiede e piedi scalzi sulle terrazze. Odore di griglia e bandiere. Il fumo nero delle marmitte e i pianti molesti dei bimbi. Gli ululati lunghi dei cani e quei caschi tutti uguali. Non serve conoscere la lingue per preoccuparsi di quel che ci accade intorno. La pioggia di bombe e la mia vicina che se gettassi un lacrimogeno dal balcone verrebbe a prendermi per il collo, avvelenerebbe il ragù e comincerebbe a chiedermi dell’andirivieni che bussa alla mia porta. E classificare le morti a grappolo con un va così e non sentirsi morti un po’. Che quando sparisce un innocente che ne è della mia umanità? E quando faccio finta di niente è solo allora che raggiungo serenità prima impossibili. E concentrarsi sulla tensione dei muscoli e l’igiene dei condimenti. Faranno la mia anima a pezzi per darla in pasto a qualche bestia. Nei pascoli erbosi si mesce vino inquinato e acini d’odio, col venticello della calunnia che diventa monsone. Verrà il brutto tempo, arriverà sulla penisola e ci chiuderemo in casa, noi sotto i letti aggrappati al blu di Facebook che per salvarci scriveremo agli sconosciuti raccontando di noi. Di quando tornavo a casa un sabato sera, la via chiusa e camionette e divise antisommossa per rimuovere i nostri stati d’animo che fanno pernacchie alla quiete e si cibano di spazio. La strada chiusa è toglierci un altra possibilità di fuga o di cammino. Ci togliete spazi perché non potete toglierci il tempo. Le sigarette accese e raccontarvi i particolari poco interessanti: le tette sode della manifestante e le ossa deboli dell’adolescente. Che fine faremo noi davanti alle vostre forbici per tagliarci le lingue? Il corso lungo di Porta Romana e quei muscoli in movimento separati ormai dal corpo. Sempre le stesse parole. Ci hanno ridotto al silenzio ritagliandoci lo spazio intorno. E come i trasferelli siamo avvezzi all’appiccico. E siamo così vicini che ci confondiamo. E siamo così vicini che non respiriamo. E come uscire da tutto questo? Una barca e andare e poi verso dove? Come in Albania negli anni novanta quando partiva una nave diretta verso l’Italia correvano tutti: i belli e i brutti, i ricchi e i poveri, i giovani e i vecchi. Tutti correvano verso la terra vista in tivù, tra i pixel e il design raffinato, i culi grossi delle trasmissioni di cucina, i muscoli tonici dei calciatori e le cravatte dei professionisti. Le canzoni dei premier e i dibattiti moderati. E giornalisti al posto degli intellettuali. E come noi oggi correvano tutti e perderemo tutto il fiato per lo sforzo così quando arriveremo un giorno a prua e ci chiederanno il perché  del nostro andare noi non sapremo rispondere.

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One thought on “Non è Mourinho e nemmeno Real. Manifesta.

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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