Anticipazione 1

(…)

Ero solo, nella mia camera che è tutta letto, che non c’è spazio nemmeno per una poltrona. Il computer appoggiato sulle ginocchia, guardavo le tue foto una per una e poi ancora e poi ancora come se potessi trovare qualche particolare nuovo che ti facesse apparire più brutta di quello che già sei. Che non ci si comporta così. Tu e i tuoi narcisismi particolari, di quella notte quand’andavamo in cerca di un cinema ancora aperto. Erano circa le ventidue della sera il tuo abito lungo e le tue scarpe basse; camminavi lenta come a dire che non riuscivi a starmi dietro che donne e uomini hanno passo diverso. Di cinema in cinema evitavi i miei sguardi e proiettavi gli occhi all’insù che la Madonnina è sempre illuminata e ovunque protegge questa Milano allo smog.

E poi il film l’abbiamo visto, ma io non ricordo nulla. Nemmeno i titoli di coda. Mi hai detto non un granché, il film intendevi che poi non è che parli tanto. Ti annoiavi, lo so, ti stiracchiavi per farmi sentire gli scricchiolii delle tue ossa, gli scatti dei tuoi muscoli, per dirmi sono agile, ma non così tanto da adattarmi ai tuoi discorsi improponibili. Quando ti dicevo che per sapere qualcosa di noi non abbiamo bisogno di guardarci allo specchio, che il vetro è bugiardo perché è la proiezione delle nostre idee, che se ti pensi grassa ti vedrai grassa; che invece avremmo bisogno degli altri per guardar dentro a noi stessi, per capire ciò che va e non va che non siamo mai tanto grassi come pensiamo.

E quando ha fatto chiaro in sala e buio fuori ci siamo fatti coraggio e ci siamo alzati in piedi e tu mi hai detto vado in bagno, io ti ho detto anch’io e quel tu che fai, mi segui? Ho risposto no, mi scappa, vuoi che la faccia qui? Hai storto il naso e là ho capito che la serata era finita e avevo sbagliato tutto un’altra volta. Hai fatto pipì, hai detto ciao e un bacio in guancia guardando l’arrivo del tram. Hai fatto forza sui tuoi polpacci grossi e sei salita e ti guardavi le scarpe, i tuoi piedi storti.

Ti ho vista sparire e ho dimenticato gli occhi sulla strada. E là ho pensato che avrei dovuto cominciare a fumare. Ma non l’ho fatto. Manco una sigaretta. Che poi non respiro la notte e mi giro nel letto come le trottole con le lenzuola che si impigliano tra le dita dei piedi e metti che poi divento un bruco e non respiro più? Io che vorrei morire da eroe.

E invece vivo da vile. In una casa piccola per gente piccola.  (…)

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