Chissà se te ne importa

Mi ritrovo a sussurrare nelle orecchie di altri quel che vorrei sussurrare a te. Dove hai dimenticato paletta e secchiello, dove conchiglie da appoggiare all’orecchio per sentirci meglio? Lasciamo la spiaggia ai gabbiani, ai culi accoglienti ed enormi delle madri delle periferie: sei bimbi tutt’intorno, pasta fredda, tè freddo, pianta del piede bollente e a quanti gradi il cuore? Non parlarmi ora dei rotocalchi, dei ninnoli d’oro, dei costumi firmati delle pause tra l’ufficio e le terme, dei viaggi organizzati nei paesi lontani, dell’amore per i balli di gruppo e dei muscoli del capovillaggio. C’è un amico che mi telefona dice mi sento così solo, lei mi ha lasciato, mi sta lasciando, mi lascerà, non ha più tempo per me gli chiedo e tu, tu cos’hai fatto per lei? Ti è bastato stare, stare, vi siete portati in giro troppo a lungo, farsi compagnia non è l’amore. L’amore cos’è? Mi chiede, io mi rifugio nelle frasi degli altri. Siamo così zuppi di lavoro, del pensiero del lavoro, dell’ansia del lavoro, della gratificazione del denaro, che non abbiamo più strade lunghe e camminate per parlarci, ma luoghi per riposarci dalla corsa, per guardarci allo specchio negli occhi degli altri e vedere noi, sempre noi e noi soltanto, non te ne accorgi? Lo sai che non so stare a un tavolo senza bere nulla, senza fumare, senza mangiare? Parliamo di cosa fare domani, dopodomani e trascuriamo l’oggi. E quando faccio sì sì con la testa spesso è perché non me ne importa nulla. L’Expo? La crisi greca? Le vacanze? Ieri sera al ritorno dal bar, maglietta sudata, non è nemmeno troppo tardi, vado a sentire Celestini, penso che bello. Quello inizia a parlare io lo ascolto, lo ascolto e mi ricordo di com’era una volta, e nel ricordo m’addormento. Al risveglio formiche ovunque, mannaggia alla mano appoggiata al tronco del tiglio, mi prendo a schiaffi, mi rivolto nell’erba, lui continua a parlare, chisseneimporta io penso a te, chissà che fai, chissà dove sei. Avrei dovuto portarti qui tra le amache, tra le formiche, a queste manifestazioni che non si sa se bisogna alzare il pugnetto o nasconderlo in tasca mentre si fa dei carabinieri barzelletta, non è un giudizio, sai? Dovremmo pur riconoscerci in qualcosa, arrabbiarci con qualcuno. Avremmo riso insieme, ce ne saremmo andati sul prato a raccontarci cose, a pronunciare ad alta voce i nostri vorrei, a dimenticarci per qualche istante l’insopportabile nostro sentire. Vesto di bianco da giorni e tu di nero, quando vestivo di nero eri bianca, siamo equilibrio lo sai, fai segno di sì, chissà se te ne importa.

Foto: © David Jiménez

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