D’amore si vive negli anni Settanta

Da qualche parte, lo so, si sta parlando di me. Son fermo con le quattro frecce e mi sorpassano a destra e a sinistra, io che guardo il cellulare perché non so dove andare. Se sei curioso, sei folle. Se sei invadente, fai paura. Se ti interessi, sei snob. Se sei snob, sei antipatico, se sei simpatico, ti atteggi. Se parli di figa, sei superficiale. Se parli di Proust, oddio che noia. Dimmelo tu come si fa a star sul campo qui, che non è il tempo dei numeri dieci lo so, bisogna correre correre correre e fare gol. L’invenzione non è importante, sai, meglio la barba, il tatoo, il vestito, gli amici che hai. C’è chi si vergogna a cantare Vasco, chi di Jovanotti fa una bandiera o carta igienica. Se tutti si sono dimenticati di Fabio Volo, io no e mi manca parecchio, tu sai perché. Non sono capace di atteggiarmi, ho fatto finta troppo a lungo, ora non mi viene più, ti scrivo in bocca al lupo, buona giornata, buona settimana, non mi interessa essere banale, essere retorico, pure il mio nome è comune e non me ne vergogno, anzi. Ti chiederò ancora di che segno sei, andrò a studiarmi i pianeti e le influenze sul tuo ciclo e sugli avvenimenti storici. Imparerò a prevedere le guerre, le tue lune e i risultati dei referendum. Un no o un sì pronunciati ad alta voce ci riempiono la bocca, a noi che la Bocconi la schifiamo ma ci guardavamo le fiche in minigonna e occhiali da sole e ora diciamo, embè che l’ateneo è importante, il lavoro è importante, i soldi sono importanti. Anche fare una famiglia è importante, e dar da mangiare ai figli, e ai figli dei figli degli altri. Pensiamo allo steccato e vogliamo le frontiere aperte. Ti ho detto ti amo e ora me ne vergogno, ti ho detto ti chiamo e tu non hai risposto. Siamo a questo punto, contraddizioni di parole e gesti, di quel tuo abbraccio che mi ha riempito le spalle quella sera Naviglio e lanterne, del desiderio dipinto sulle tue labbra e di tutti i tramonti che ci siamo persi, troppo impegnati ad ascoltare la musica con le finestre chiuse e le tende tirate. Andiamo al concerto stasera? A trovare i tuoi amici, a trovare i miei ricordi. Della spiaggia di Capo Passero, di mozzarella e pomodoro, delle tette di Arianna e del mare che non mi fa più paura. Di malinconie si muore e di velleità ci si inganna, di curiosità si soffre, d’amore si vive, suona così stanco oggi, negli anni Settanta, invece, spaccava di brutto.

Foto: © Cristina Altieri

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