Per scongelare il Polo sud

Si divertiva a staccare le stalattiti di ghiaccio che si formavano sulle grondaie.

Abitavano al quinto piano ed era semplice allungare il braccio e ruotare il polso, sentire il freddo sul palmo della mano, stringere il pugno, riportare il braccio dentro alla finestra e cominciare a leccare il bastoncino trasparente come si fa coi ghiaccioli perché in fondo un ghiacciolo è solo che non sa di niente e non ha il bastoncino per cui bisogna consumarlo in fretta per evitare che sgoccioli dappertutto. A Valentina piaceva tenere in bocca quella specie di carota ghiacciata e stringerla coi denti per liberare le mani e potersi sfilare il maglione, poi la t shirt bianca di American Apparel e infine le mutandine. Era eccitata nell’accorgersi delle prime gocce d’acqua che le scendevano sul collo, sul seno, fino all’areola, per tracciare il contorno del capezzolo e poi striarle la pancia bianca, tra quei suoi tre nei sporgenti, per scomparire nell’ombelico.

“Se migliaia di uomini si dessero un appuntamento al Polo sud e si spogliassero contemporaneamente con il loro calore farebbero sciogliere l’intero continente. È figo, non credi? Il problema sarebbe che poi questi uomini nudi, prima di avere il tempo di rivestirsi e scongiurare così il congelamento finirebbero morti affogati perché il ghiaccio sul quale camminavano non esisterebbe più.”

Marco ci pensò ancora un po’, poi aggiunse: “Sarebbe un bel sacrificio, è vero, ma un modo originale di cambiare il mondo. Darebbero lavoro a un sacco di cartografi per ridisegnare la mappa del pianeta e poi, poi insomma, tutto si modificherebbe di conseguenza? Se un continente intero scomparisse all’improvviso.” Fece silenzio e guardò il corpo di Valentina bagnato da decine di gocce che facevano a gara per raggiungerle l’incavo delle cosce.

“Non migliaia, forse milioni, sì, milioni di uomini ci vorrebbero. Forse tutti gli uomini della terra, là, nudi, uno sopra l’altro, a correre, ad accoppiarsi, ad alitarsi addosso, non lo so, così, col sacrificio di milioni di uomini cambiare il mondo è possibile. Perché nessuno ci ha mai pensato, eh?” Faceva girare il mappamondo e continuava a ripetere la parola “milioni”.

Valentina mise in bocca quel che rimaneva della stalattite, la frantumò coi denti, poi succhiò il ghiaccio e infine ingoiò. “Non mi diverto più come quando mi guardavi.” Marco twittò “milioni e milioni di uomini nudi al Polo Sud”, poi la guardò e le disse: “Non siamo più dei ragazzini.” “Ti eccitava moltissimo.” Riprese lei. “Pensi sempre al sesso.” La rimproverò lui. “Forse bisognerebbe fare una gara per scegliere gli esseri più meritevoli a rimanere sulla terra e lasciarne due per continente. Dovranno essere giovani, fertili e preparati ad ogni evenienza. Dovranno…”

“Stai dicendo soltanto cazzate fasciste, elitarie, stupide stupide stupide. Queste sono gocce che si sciolgono col calore del corpo, là si parla di Iceberg. È impossibile, Marco.” Fece una pausa. “Trovi ancora belle le mie tette?” Lo disse toccandosele, lo disse sperandoci.

“Anzi, no! Una coppia giovane e una coppia vecchia, perché i giovani siano educati dai vecchi, perché possano osservare una morte per cause naturali, perché possano prendersi del tempo per loro e lasciare i figli ai nonni.” Marco sorrise compiaciuto, prese un foglio bianco e si mise seduto alla scrivania a disegnare qualcosa che assomigliava al contorno dell’Europa.

Lei gli saltò in braccio e lo baciò sulle labbra, lui la scostò, lei cadde per terra, nuda allargò le braccia e fece finta di nuotare sul pavimento. “In questi giorni partono aerei e aerei che portano tutti al caldo, perché non ci facciamo un viaggio anche noi?”

Marco twittò: “La mia ragazza è sul pavimento e muove le braccia come un gabbiano. La mia ragazza è un gabbiano.” “Sei un gabbiano tu.” Le disse.

Lei annuì e continuò il suo volo. “Dovremmo drogarci di meno, io sono stufa dell’odore del tuo sangue. Dei tuoi discorsi mistici del cazzo. Non mi piace più! Mi piace volare, sì, così, volare.” Continuava a muovere quelle braccia su e giù e a ogni movimento piccoli ammassi di polvere si sollevavano nell’aria. “Come Bastian, il fortunadrago. Lo sai perché penso al sesso? Perché sono Bastian e se mi cavalchi ti porto nel mondo che non c’è!” Scoppiò a ridere, rise forte, così forte che lui smise di guardare i messaggi dei suoi amici sul gruppo di Whatsupp e disse: “Che cazzo ridi?”

Lei continuava, lui batté sui tasti del cellulare: “Sto pensando all’estinzione del genere umano, non credo di uscire. La mia ragazza ride.”

Lei smise all’improvviso di volare, portò le ginocchia al petto e le strinse forte, si fece seria, poi iniziò ad ansimare, a singhiozzare. Le lacrime le bagnavano le guance, la bocca, le ginocchia, correvano fino alle dita dei piedi, erano calde.

Marco si alzò dalla sedia: “Piangere dovrebbero! Piangere! Brava cazzo, brava! Piangere, piangere, piangere! Immaginateli là al Polo, tutti nudi, e tristi. Prendiamo gli ultimi, i depressi, le persone sole, i carcerati, tutti quelli che non hanno motivi di felicità e portiamoli là, tutti insieme! Brava, cazzo, brava!” Si avvicinò a Valentina, la strinse forte, lei si ribellò, poi lasciò che lui la stingesse, pianse ancora più forte, poi smise, si aggrappò ai capelli di lui.

“No! Ho detto una cazzata!” Sussurrò sulla spalla di lei, lasciò l’abbraccio. Si sedette per terra. “Se mettiamo insieme tutti i tristi del mondo va a finire che si consoleranno, che si abbracceranno, che si sentiranno meno soli e quindi più felici! No, prendiamo i più felici, separiamo le madri dai neonati, gli innamorati dal loro amore, gli uomini in carriera dal loro lavoro, i cinofili dai loro cani… così, piangeranno per tutti, per quelli già disgraziati, per noi che ce ne stiamo qui al riparo delle nostre mura a inventare il mondo nuovo, che nascerà dalla felicità, dal sacrificio della fe-li-ci-tà! Vieni qui.”

Valentina lo guardò, lui aveva gli occhi rossi e gonfi. Non riuscì a dire nulla, non riuscì ad avvicinarsi, lui si piegò sul lato e si addormentò. Fu allora che lei fece forza sui polpacci e si mise in piedi, raccolse la maglietta, il maglione, li indossò, si infilò anche le mutandine. Salì sul letto, guardò fuori dalla finestra. Grandi gocce cadevano dalle stalattiti e sbattevano contro l’asfalto. Faceva freddo fuori.

Valentina fissò lui, il suo naso rosso, i capelli sporchi. Sul pavimento i cartoni di sei pizze sei, erano in quella camera da due giorni, la Coca-Cola era rimasta aperta, lui l’avrebbe trovata sgasata al risveglio, si sarebbe arrabbiato. Valentina cercò il tappo, la chiuse con forza. “Dovrei andarmene da qui, dovrei lasciarlo solo.” Ma aveva la passione per i ghiacciai, provò a piangergli addosso, provò a scaldarlo. Al risveglio lui trovò soltanto una Coca-Cola sgasata e il profumo di lei sul petto. Del Polo Sud sembrò non importargli più nulla.

Foto: dalla rete.

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