Tu dormi già

Per cercare la quiete ci siamo fatti straordinari. La nostra camera tutta un letto, la posizione verticale un impiccio, chiudere gli occhi è il rimedio allo scorrere immotivato dei pensieri degli altri. Guardiamo a noi, mi dicevi, e i nostri mondi diventavano sempre più piccoli fino a ridursi a un punto immobile, tu lo mettevi sui tuoi capezzoli, poi pubblicavi le tue nudità su Instagram. Che senso ha il nostro rimanercene sotto le lenzuola fino a tardi oggi che è sabato e sole sui davanzali e sole sulle terrazze e sole sulle foglie rosse e gialle dei parchi. Se ti spaventa il puzzo della circonvallazione trattieni il respiro fino a raggiungere la porta di casa mia, suona due volte e ti aprirò a torso nudo, ti chiederò a quale statua assomiglio, tu riderai come ridi tu e saremo ancora una volta incapaci di fare l’amore. Lasciamo sfitte le case e occupiamo le fabbriche dicevi con la superficialità degli anni giovani, scrivevi anche tu su quei blog dell’hipsteria collettiva e usavi le parole come i fumogeni e i fuochi artificiali, chiedevi attenzioni così. Io ti leggevo con sufficienza, ti giudicavo, ebbene sì, immatura e bella, come gli scritti di Rimbaud. E mentre ti confidavi al computer cercavo nei libri risposte, così andavo in giro addobbato dalle parole lette, come le signore che entrano alla Rinascente, le ragazze tutte nere che si specchiano nei camerini di Zara, facevo del mio pensiero un riassunto dei discorsi luminosi degli altri. Dov’è la coscienza, dov’è la libertà? Per fortuna inciampo spesso nei sampietrini e qualcuno ride, vergognoso ride. Al posto di bruciare i documenti dell’Aler dovremmo cancellare tutte quelle scritte sulle vetrine, urlare che l’amore non si merita, il male è inevitabile. Potresti ora dirmi di saltare sulle tue labbra e toccare il cielo, sarebbe inutile perché non ne ho le forze e lo sai, mi si stringe il petto e piango tutta questa generazione che cerca la distruzione, vorrei ci salvassimo tutti. Non abbiamo equilibrio per cavalcare i tornado, io ho le mani troppo deboli, nessuna idea di come si costruisca una barca capace di sollevarsi sulle onde dei nostri giorni, affrontare le tempeste delle tue diffidenze. Mi dici che hai paura, ti rispondo anche io e rimaniamo immobili a guardarci. E quando comincio a parlare tu già dormi e sogni e non mi ascolti.

Foto: © Miraruido

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