Hanno trattato male Del Piero

Mi metto a scrivere di te quando non ci sei, così impegno le mani e lascio chiuso il frigorifero. Mi viene semplice, non ci sei mai e così scrivo molto, te ne rendi conto?

Sembra l’inizio di una lettera invece è solo bisogno di attenzioni. Così Totti rinnova il contratto, i suoi primi quarant’anni in giallorosso, dice: hanno trattato male Del Piero, c’è ancora qualcosa che distingue le città del sud.

Quanto mi mancano le linguacce del capitano, Ale si è fatto umano, con noi su Facebook a proporci ricordi, il cambio con Ravanelli e l’esordio in serie A. Era diventato invadente, arriva un’età in cui non accetti più che ti dicano cosa fare e allora cerchi potenza altrove e ricicli il comando, così invecchi presto. Ricordo anch’io di quando Andrea Agnelli parlava così: “Se sono i miei sono i migliori.” E poi? A nulla servono i nostri discorsi interminabili sulla proprietà privata e sul patrimonio comune. Così va a finire che m’incanto davanti a uno stop impossibile di Borja Valero; ci salverà l’arte contemporanea quando qualcuno smetterà d’interpretarla per noi. Non c’è retorica nelle parole del Papa, peccato che quando le riportiamo ci sospiriamo nel mezzo e aggiungiamo i però.

Amico, liberati il prima possibile e non temere il dito puntato. Le catene del pensiero del mondo son più pesanti di qualsiasi altro stento. Guarda le foto di Jovanotti e sorprenditi nel vederlo sempre sorridente. E chiediti il perché delle tue malinconie. Lo sai che abita a Cortona? Ti sei mai svegliato all’alba tra le colline toscane? Per mettere a riposo il cuore c’è bisogno del due e numeri a salire, l’intimità del vivere allontanando il cinismo, in bilico tra il tono basso di alcuni giornalisti, le urla sguaiate di certa politica e il tono austero delle femministe. Che tengo lontano le attrici ormai lo sai.

Ricordi la grazia di Tonino Guerra quando diceva il problema, ora ascolta, non è quello di dare a un altro, il problema è riempire te. Che se sei pieno alla fine trabocchi e quattro diari e centinaia di storie, milioni di incontri. E se ti scrivo di notte è perché non trovo riposo, il figlio dell’uomo non sa dove posare il capo. E mille porti si chiudono, poi mille albe ti aspettano.

Non abbiamo case, noi, e abbandoniamo le tende quando accumuliamo troppo in oggetti, il carico pesante limita il viaggio. E come le supernove esploderemo una notte, così sul mondo pioveranno storie, ci saranno bimbi che si alzeranno presto, stropicceranno gli occhi e usciranno scalzi, a saltelli per avvicinare il cielo, la bocca aperta, il sorriso grande, come si fa con la prima neve. E non avremo paura di scioglierci, che sazieremo la terra.

Foto: dalla rete.

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