E chiuderei la bocca all’ippopotamo, ai tuoi giochi di bimba. Perché anche le altalene fermino il dondolio il nostro culo per terra di quando il frigo era sempre vuoto, le bollette all’inizio del mese, i saldi, le spese. Che sembri felice che sembri contenta come nelle favole che non ti racconto. Il vento ci tira i capelli per tutte le volte che non ti ho presa da dietro che non ti ho fatto cucù sono io questa sei tu. Ti dicono partirai le lacrime i guai. Gli sms scritti con le Bic cancellabili che sarebbe meglio svuotargli l’anima e soffiarci molliche di pane, colpirci le palpebre e lasciare il segno dei nostri passaggi. La camera degli specchi dell’oggi e tu che non ti riconosci che esci sempre deformata. Hanno tirato a dadi sulle nostre coscienze e si sono divisi le preferenze. E tracci le rotte per il nord est, per lasciarti indietro le terre desolate, questi rapporti da Indovina chi giochi MB. I salti della catena, le nostre biciclette proiettate su viale Monza. Quando prenderei un treno ogni mattina soltanto per vederti come i raccoglitori dei pomodori a sollevare le tue labbra e conservarle per l’inverno. Per quando fa freddo. Per le spalline delle tue canottiere. Per i tuoi cappelli corti. Per quando mi hai detto che siamo come i mappamondi, giriamo in tondo e ci puntiamo addosso il dito.
Interessantissimo.