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E mi toccavi il cavallo

T’inciampavi spesso a pronunciare la parola “gorvernabilità” e all’entrata del Carroponte ci chiedevano una nuova ricetta contro il Berlusconismo.

Così m’invitavi a cena e io giocavo a nascondermi dietro al cucchiaino quando le parole si erano esaurite e i piatti sporchi già nel lavandino. Non ho mai pensato di baciarti, volevo soltanto una sigaretta per prendermi una pausa.

A fissare i tuoi occhi come se nascondessero qualcosa mentre ancora cercavo me stesso e iniziavo le frasi con l’io. E ti tenevi le mani sul seno per proteggere i tuoi discorsi assurdi sulla proprietà privata. Così ci perdevamo nell’idealità e non concedevamo lo spazio necessario alla noia. Le tue foto con gli animali domestici e i miei discorsi assurdi sull’arte dell’assenza in Exupery. E ti lamentavi del fatto che ho cominciato a postare disegni assurdi e carboncino. Della nostra estetica modaiola e del confronto tra i fianchi anni ottanta e quelli moderni. Della depilazione del pube dei ventenni.

Volevi leggermi i tarocchi e quando compravo l’Internazionale mi hai tirato in mezzo con l’oroscopo di Brezsny e le sue citazioni irragionevoli. Così c’è un mese per riposare e un altro per sperare, uno per seminare e un altro ancora per aspettare. E ti sorprendevi a chiedermi qual’è il mese giusto per scopare. Così ti guardavo e ti chiedevo una birra. Rispondevi no, ti fa male. Dicevo ottobre, dei dati Istat sulla nascita dei bambini, e contavamo nove mesi indietro, aspettiamo gennaio per guardarci nudi. Lo sai cosa mi manca? Dicevi tu: quei discorsi fatti al mattino del sabato, a stare nudi sul letto e ordinare una pizza, poi andare al cinema ancora assonnati. Mi leggi nel pensiero dicevo io. Quanto sei donna, dicevi tu. E così ti prendevo da dietro e ti chiudevo la bocca. Non hai il coraggio, continuavi tu. E mi mettevo a ridere, così ti toglievi i jeans e mi mostravi il cuore per dirmi lo sai che ti perdi? Viene settembre coi suoi maglioni e le correnti fredde del nord, dicevo io, riprenderò a indossare il cappello.  E ti sedevi sulle mie ginocchia, ci baciavamo le labbra, fumavamo molto, e mi toccavi il cavallo e mi sussurravi all’orecchio che noi siamo come i supereroi, che certi desideri li cacciamo alle spalle, che ci divertiamo troppo intorno alla tavola e che anche il letto sarebbe troppo. Vuoi dire che è colpa nostra? Che mettiamo la sicura al petto per non farci del male?

Foto: Lena Mirisola

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