Al rossetto rosso

Dei miei sedici anni il ricordo della paura per labbra al rossetto, l’amicizia con le poltrone delle discoteche e le quartine incomprensibili dei latini. Poi gusci di noci e autunni di castagne, inverni per liberare la morale dal ghiaccio e finalmente la città, i calici alzati per apprezzare la libertà d’aprire una bottiglia a casa d’altri. E fuori rotaie e tram in ritardo, giacche di pelle su spalle strette, cappelli da baseball di tre quarti su giovani fronti. A pancia piena e gengive viola quel che resta della notte non vuole riposo di federe bianche, è curiosità d’incontri, rum e coca e capelli neri. Divorare la strada, per meta l’alba, il piede batte sui sampietrini, il barista versa liquidi colorati e indovina i nomi degli sconosciuti. Guarda i triangoli disegnati sulle magliette puntano verso l’alto, ti dico, mentre disprezzo le camminate sgraziate e cerco sorgenti tra caviglie troppo larghe e luce artificiale di lampioni e fanali di automobili. Poi l’abbaglio del rosso al centro di un viso e pensieri di letto e lenzuola disordinate. Scivola sul mio petto la tua parola maldestra, scivolano i tuoi denti bianchi, il naso piccolo e i tuoi movimenti a scatto. Parlami di Berlino o Copenaghen che differenza fa, sui lavandini dei locali, a notte tarda, le emozioni travolgenti degli studenti e baci marci, non siamo poi così diversi noi dalle cannucce che nuotano dentro ai cocktail, sempre due e sempre nere. Poi allontanare il mattino appoggiati a transenne di ferro, fuori il mondo della responsabilità e vuoti dentro di noi, poca attenzione ai discorsi, ai quadri sulle pareti che, oh rabbia, definisci postmoderni, alla moda del nero e i sogni di ragazze yéyé coi jeans troppo alti e l’accento di Brescia, di Mestre, Catania e tutto il resto. Dovremmo prendere il treno per dividere la nostra intimità con le mani rovinate dell’operaio dell’est, e imparare a rompere anche le catene che portano al collo i sudamericani. Quando ti chiederò dove andiamo risponderai sempre al mare. E mi racconterai di New York e dei ghetti del cuore, io guarderò soltanto le tue labbra, te ne accorgerai troppo tardi, troppo presa tu con gli specchi a sistemarti i capelli. Come giraffe noi, allunghiamo il collo soltanto per cercare il profumo, e dimentichiamo troppo in fretta i nomi degli alberi.

Foto: © Giulia Bersani

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One thought on “Al rossetto rosso

  1. poetella ha detto:

    io non conosco affatto i nomi degli alberi.
    Solo di pochissimi.
    E quelli non li dimentico.

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