Balconi per salutarci

Gli occhi aperti per riprendere il controllo: le prime pagine dei quotidiani e la bacheca di Facebook. Sul fuoco il tè verde che il nero ti agita, i tuoi muri sono azzurri, il cielo di Milano invece no. L’autunno trascina le palpebre ai piedi di un letto ancora sfatto, sulla strada sguardi piegati accarezzano l’asfalto. Il fumo sulla tua tazza non è un incendio, ti scaldi le guance e pensi a qualcosa che poi non ti ricordi. Soltanto gli infanti, nei passeggini delle madri, pronunciano frasi sconosciute che risuonano nei tombini per il risveglio dei topi. E sui navigli andirivieni di nostalgie, i supermercati aperti con le insegne accese e le cassiere sedute di tre quarti su sgabelli troppo alti, e decine di bar, le tavole da apparecchiare e i grembiuli neri dei camerieri. Negli uffici le solite luci al neon che mai si consumano e confondono le ore. Una vecchia, all’ultimo piano di un palazzo di ringhiera, apre la finestra, si sporge e saluta i passanti, nessuno la vede, lei ferma la mano, guarda in alto e pensa chissà cosa c’è dietro le nuvole, un altro cielo, uno ancora, e sarà bianco, dove finiranno i colori e se ne andrà prima o poi la vecchiaia, torneranno quegli uomini che fischiavano al suo passaggio quando attraversava in bicicletta le campagne del sud? Rimane incantata nella sua vestaglia a fiori piccoli, le squilla il citofono, è il postino, suona sempre a lei perché è mattino e gli altri lavorano, in quello squillo c’è il mondo fuori, si chiede se è ancora vita quella di chi rimane sempre solo. Così rientra in casa, apre il cancello, la mano sul calorifero, aspetta che accendano i riscaldamenti, che si sbuccino le arance e l’umidità che tanto male fa alle ossa scompaia con la neve di gennaio. Fuori dal cemento, le opinioni degli altri rendono elettrica l’aria, ci prendiamo un panino per pranzo, stasera aperitivo, happening, facciamo un cinema così la smettiamo di parlare del nulla o dei diritti dei gay? Sentinella è gergo militare, cosa rimane dell’alba? Ibiza o Santorini, le rievocazioni storiche della Toscana e i balli di Puglia. I teatri sono così cari, i taxi così cari, che senso ha fare tardi? Al riparo dei fuochi della cucina mettiamo a cuocere le prime castagne, il vino rosso sostituisce finalmente il bianco, le gengive si fanno rosse, le guance rosse. Mi dici che c’entra tutto questo con me? Che senso ha tutto il nostro girare in tondo per cercarci e non trovarci mai? Perché non torni a Parigi? Perché non la smetti con tutto questo vagabondare? Mi guardo allo specchio: camicia, pantalone e cappello. Soltanto forma mi dici, soltanto estetica, quando la smetterai? Te lo ricordi quel garage, il materasso posato per terra e libri dappertutto e fogli dappertutto e dei computer bianchi nessuna traccia e in tasca soltanto monete e carte Sip per chiamare dalle cabine? Sei fuori tempo, ti dico, mi sono perso, l’acqua è alta, affogo un po’, poi riemergo, son così bravo che non te ne accorgi, l’acqua rimane nelle scarpe e sul risvolto dei pantaloni, il disastro è sotto gli occhi di tutti, ma il tuo sguardo è altrove, amica dell’alto tu. Sei nemico dell’ironia, mi dici, potresti salvarti e invece se noioso. Saluta la vecchia, là, sul balcone, tu che guardi in alto, tu puoi.

Foto: © Bruce Davidson

WALES. 1965. "Welsh Miners" series

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