La cosa più stupida del fare questo sono tutti quelli che criticano questo

Se io commento quello che fai tu e tu commenti quello che faccio io mentre altri commentano quello che fanno altri e poi si difendono e si accusano e hanno sempre qualcosa da dire e finiscono per tradurlo in una frase fatta che suona più o meno come la cosa più stupida del fare questo sono tutti coloro che criticano questo e la cosa peggiore del dire questo e aver soltanto pensato di dirlo questo. Ma il pensiero viene, eh, e se non lo sai allontanare quello torna e bussa alle labbra così alla prima debolezza eccolo che esce e tu pronunci le parole che non vuoi pronunciare, che è lo stesso atto libero e imbecille di quando chiami lei quando sai che non la devi chiamare e robacce di quella sorta. E va anche a finire che il direttore di un rotocalco tuffa il senno in mare e affoga così maledice chi come lui non filtra la parola col pensare. Basta andarsene in montagna, facciamo sopra i duemila metri, e stare là dove i cellulari non prendono e i giornali non escono, là dove il sole si fa sveglia e buonanotte, là, seduti sul prato senza la paura di sporcarsi una firma, là, a guardare il volo del condor e tapparsi le orecchie durante il fischio invadente della marmotta, basta allontanarsi dalla terra e far volta verso le altezze che di parole ed esibizioni resta soltanto il ricordo. Siamo tutti da prima pagina, tutti da schermo, da televisione, io, io, io e io ancora, in equilibrio tra un bivio e una foto ricordando il Moretti del mi si nota di più se, o se. E diamo alle emozioni i nomi dei sentimenti, così tutti è in vetrina e non c’è sforzo né sfarzo, è tutto pronto per le sfilate dei cuoricini e dei mi manchi. E il sentimento? Diceva il Carmelo che si dilata nel tempo, ma il tempo dov’è, che cosa resta della pazienza, dei progetti a lunga scadenza? Mordo il freno e consumo i denti tanta è la voglia di andare. Io valgo, mi dici, e sembra una pubblicità. Dimenticarsi dei semafori e non fermarsi, ti dico ora, far del lunedì un sabato, della settimana una domenica interminabile; per lavorare a sé e allontanare le battaglie dell’opinione, che bagnano in terra, e il piede scivola, l’impronta è molle.

© Benedetta Falugi, http://www.benedettafalugi.com

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