A farci male, ad annoiarci

Ho voglia di guardare un film di Moretti e non giustificarmi, le labbra bagnate di birra italiana, quella che all’estero non c’è. Non mi interessa la qualità, qui il sapore è il ricordo che porta con sé: la casa di crocetta, con gli amici belli, le finestre ordinate e un tetto da calpestare.

Far finta di soffiare il fumo contro le nuvole e allungare una mano per aver nel palmo Milano. Poi le partenze, i divani, e i traslochi alla fine del mese. Le camicie in lavanderia o stirate dalla forma dei muscoli. Le gite in due sul motorino, il casco largo o troppo stretto, i miei capelli sempre più lunghi e la nostalgia per l’età innocente, per i cuori a tremila all’ora mentre sei nuda di fianco a me. Ora è tutto diverso, strategico.

Le storie, lo sai, si costruiscono in viaggio e assedi. La tua resistenza dura da anni, ho accumulato cinquecento e più lettere, chissà quante sono scadute tra i tuoi occhi, chissà quante impegnate a lasciare quel raggio di luna fuori dalla tua casella di posta.

Non ci sei mai, dove sei? Vorrei vederti guidare, sai? Portarti in quel parco della periferia di Roma, coi piumini ovunque, gli occhi rossi, e greggi di pecore, pastori e cani, e spazio e tanto spazio e verde e tanto verde.

Prenderemmo le nostre sciarpe e le apriremmo sull’erba, diresti raccontami una storia, sei tutto fiumi e mai sentiero. Prendimi per le guance, via da qui, a farci male, ad annoiarci. Come gli adolescenti scendiamo dal motorino e per un bacio ci incorniamo coi caschi: le nostre labbra lontane e intorno la città.

E mentre dici mi sento fuori dal mondo, non leggo i giornali, non vado mai alle proteste, ti chiedo se per essere qualcuno è necessario coniugare sempre i verbi al presente, raccontare il passato e poi profetizzare. Intanto al Grande Fratello un contadino che sa di terra e di fiori dice tu una rosa, la tua pelle come i petali, che se la tocchi rimane un’impronta. I gesti leggeri che chiedono le cose fragili.

Wow dico io, qualcuno s’indigna, che wow sa di fumetto, per la letteratura bisogna prendere un treno, sedersi tra la folla, ascoltare. Quando soltanto l’a tu per tu, l’a tu per tu, ecco, lui sì, mi dà gusto.

Foto: © Jeff Wall

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