Dove ci porterà l’interior design?

Riduciamo tutto a un come stai, mi chiedo. Non lo so. Magari potevamo metterci a parlare di volpi, delle fughe all’estero e delle gare d’appalto del nord est senza poi chiederci che senso ha.

Alziamo il sopracciglio e facciamo girare il vino nel calice. Frequentiamo i ristoranti più eleganti, mentre desideriamo il verde delle trattorie. Chisseneimporta del cuore, ti dico, lasciamolo là e riproduciamolo in calchi, sarà elegante e avrà cessato di battere, non porterà gioie, né pianti, resterà al centro del tavolo a rilassare lo sguardo. Dove ci porterà l’interior design?

Il minimalismo dell’America degli anni ottanta mentre siedi a gambe incrociate sul divano e sfogli libri di fotografia. Tu e la tua schiena piegata al computer, io e le mie dita incapaci di stringerti.

Dovremmo prenderci e lanciarci contro al muro per vedere se rimbalziamo, se sanguiniamo, se nelle notti le vecchie escono sui balconi per guardarci e poi si fanno il segno della croce.

Accusami ancora di colorare la pagina di nero con parole che raccontano il nulla, fallo, mostrami i denti, la lingua, il rosso delle tue gengive. Se ti trasformi in cane magari col buio cercherai il mio letto.

Strimpello la chitarra, mi filmo, penso a quanto sarebbe bello tu mi ascoltassi, sono patetico, lo vedi? Come i narcisi sfiorisco presto.

E per sollevare il tuo ponte levatoio mi presenterò una notte ricoperto di luci, ti spiegherò come faccio a illuminare le ombre e com’è incastrare le anche quando piove, quando la benzina fa delle pozzanghere arcobaleni.

Ora ti spiego una cosa, quella che già sai, le verità declinate in scrittura rendono molto, quasi moltissimo. Ma lasciamole ai giornalisti, ai critici, a chi un posto nel mondo ce l’ha per dirla con Volo che è ancora in cerca e non regala definizioni perché quelle arrivano con l’età, l’errore, l’esperienza.

Noi mostriamoci finché ci va, dove ci va impariamo a spogliarci, tu dietro ai tuoi specchi e nella pulizia dell’ultimo piano, io qui sul foglio che quando si sporca, sembra quasi più bello.

Foto: Damien Hirst, New Religion, 2011.

Sacred-Heart

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