Le quattro frecce sempre accese

Era così bello starsene a letto immaginando il sole fuori e i cerchietti fosforescenti. Le vetrine sempre pulite e le commesse nei tailleur neri. Era così bello starsene in viaggio e pensare qualche volta a casa più per dovere che per nostalgia. Era così bello trascorrere le ore tra le pozzanghere a guardare i girini trasformarsi e cercare di formulare una domanda, perché questo è il tempo delle domande e mai delle risposte. Cerchiamo di sensibilizzarci. Cerchiamo di sensibilizzarci. Mi davi le tue mani gelate e mi dicevi sei fatto apposta per scaldarmi. Io ridevo, ridevo tantissimo. Le montagne erano tutte bianche. Chi riesce ad alzare la mano e chi invece non ce la fa, e vive meglio, e vive meglio. Le macchine parcheggiate ai bordi della strada con le quattro frecce accese, le code per la benzina e le gomme da neve. Le città buie e i lampioni che si accendono con i calci. Tutti i miei sigari spenti sul marciapiede e le corse a cento all’ora per venire da te.

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One thought on “Le quattro frecce sempre accese

  1. poetella ha detto:

    A “cento allora”?

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