Per l’altrove

Ogni volta che mi riprometto di non scrivere nulla viene un momento che mi costringe a tornare qui. I pixel bianchi, i muri bianchi, il computer bianco, la mani bianche. Tutta questa pulizia fuori dal giallo cupo dei polmoni, dei reni. Il nero dentro dove è buio e mai fa freddo.

Rigide le auto parcheggiate. Rigidi gli alberi che attendono i venti caldi per muovere la chioma, darsi alla danza. E i desideri che costringono all’immobilità, prima scatti poi inedia. C’è nell’incontro quel segreto luogo che impedisce l’andare e costringe al ricordare i passi per la coreografia di un futuro passato: la terra calda, il tuo abito caldo, il tuo alito, caldo.

Perché se soffi tutto si fa freddo e se aliti invece riscaldi? Mostri e realtà sconosciute, spiegazioni fisiche e piede che batte sulla punta e riposa sul tacco.

Nell’ora bruna a contemplare i cuscini, santa televisione sfilami le arterie, fai circolare in me desideri d’ovvietà e sveglie regolari.

Così sulla mia pelle il taglio e il ricamato solco del tempo. Le opinioni che si fanno più chete e ardono soltanto davanti al muro dell’ignoranza. La presunzione riservata ai vent’anni e pavimenti a pois, piogge sudate di necessità.

Mi dirai ora che ti sono oscuro, l’incontro svela, il resto è una notte senza tregua. Sotto alla mia finestra i corvi non fanno che parlare d’amore, io non capisco nulla. NULLA. Andiamo, niente scoramenti, diceva Piero Ciampi. Andare, camminare, lavorare.

In questa confessione al grigio cielo, avaro di nuvole bianche e voli neri, povero di stelle e di una fissità che sconvolge, in questo canto la felicità per gli esordi, per chi solleva la testa e non tiene per sé la paura, per i bambini che disegnano sui muri col gesso, per quelli che colorano i banchi. Per quelli che si addormentano sulle metropolitane al ritorno dal lavoro che non trovano, per quelli che l’inquietudine li squarcia. Per te che oggi t’emozioni, per gli orologiai che scandiscono i secondi e non sanno che il tempo, oh, il tempo… figurati lo spazio. Per quel giornalista campano che ha abbassato la testa e si è fatto più umano, più alto. In quest’età dove tutto è selfie e il resto altrove, per l’altrove e il segreto delle orme di chi la strada la abita e poi scompare, o torna.

Foto: dalla rete.

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