D’aglio, prezzemolo e boschi

Un soffitto nuovo e un materasso morbido per appoggiare le guance.

Un contratto saltato, le coincidenze vengono per farci abbandonare le strade in discesa. La vita felice non è fatta di possesso e successo, ripetere dieci e più volte fino a farlo diventare un mantra: sesso, sesso, sesso. Facciamo suonare le sibilanti e poi ancora.

Il fatto è che sopravvalutiamo la nostra animalità e finiamo per ricercarla senza desiderarla davvero. Così che la meccanica dell’unione delle nostre nudità non ci lascia che ferite. E sospiriamo cercando di trovare lo stesso ritmo del respiro. Basta uno sguardo, mi dici tu, e per quello sguardo impieghiamo eternità, sarebbe sufficiente un secondo, magari due, ma abbiamo le tasche dei jeans zuppi di paura.

Ti scrivevo che non è la prima volta che sento il tuo nome, che quando avevo tredici anni lei ne aveva diciassette, raccoglieva il sole sul balcone e mi prendeva in giro quando mi sbucciavo le ginocchia calciando il pallone.

Finisce sempre così: troppe attenzioni non fanno altro che allontanarci. Ma ormai, lo sai, non sono fatto per le strategie e ancora quando giochiamo a tris metto la x nel centro. Attaccare dai lati è sinonimo di vittoria.

Del tuo sorriso scazonte e della malinconia dei tuoi occhi.

Mentre mi sorprendo della tua determinazione e di quanto a me invece costa il silenzio, gli amici scendono le scale degli aerei e fanno loro lo spazio di una nuova casa, che cosa cucini stasera? Bisogna che tutto s’impregni di noi.

Finirei ora sdraiato sul letto con la penna in mano, a scriverti una lettera che non saprei dove spedirti. E immaginerei domani e renderei i sogni sensibili. Quand’ero piccolo mi perdevo nei prati e mi emozionavo nel cercare i funghi. Di quella domenica pomeriggio che aveva piovuto tanto, ho indossato gli stivali gialli di gomma e poi con nonno a cercare le lumache. Sacchetti pieni, lo sai? Il viscidume sulle mani non aveva niente a che fare con la mia adolescenza, poi tutte in vasca a morire affogate. La farcitura e poi il forno. Odore d’aglio e prezzemolo, delle strade lunghe di rue Turbigo. Se tornassi bambino ti prenderei per mano e non avremmo spigoli, lo sai, forse davanti ai muri rimbalzeremmo, non come ora, che ci facciamo male.

Foto: dalla rete.

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