Come le viole anche tu ritornerai

Come le viole anche tu ritornerai. Il giradischi rotto e le parole di nonna registrate male col cellulare. Dipingevo pensieri nell’aria, sulle schiene fredde di questi muri bianchi le chiazze rosse delle zanzare. D’estate manchiamo d’alito, ricordi? Per le parole sussurrate la notte, le ripetizioni che servono per tenerci vicini col fiato dei telefoni sulle nostre orecchie bollenti. La mia lingua a pennello e la cornice morbida del tuo collo. Aspettare il mattino con gli occhi chiusi e le gambe aperte. Disegnare le traiettorie delle nostre future partenze sui tovaglioli dei bar e poi dimenticarceli in tasca. Con le inibizioni chiuse a raccolta nei cessi dei locali quando ti tocca di fare la fila e poi conosci gente e ti dici che senso ha tutto questo girovagare. Quando esplodo in incontri e poi spavento. Le bombe teniamocele per il futuro, per combattere le ore stanche del sappiamo già tutto e poi costruiamo qualcosa: un aereo di carta o un modellino di un’astronave. Le nostre transumanze sulle coste della Liguria e i colliri per depurarci gli occhi. Che se non ci vediamo è soltanto per la paura degli specchi. La chiamiamo vita e ci perdiamo le ore liete che misuriamo la qualità nelle preoccupazioni per il domani e per le gita fuori porta ti tieni lontano da casa mia. E poi il suono della tua voce vorrei appenderlo in camera per guardarlo prima di prendere sonno, nei segni della croce la malinconia dell’uomo che vorrei essere. Lontano da qui suonano ancora campane di bronzo, a lutto o a festa chiamano a raccolta gli affetti.

Per dirci che non siamo soli servono le liti, le incomprensioni delle corde disarmoniche in gola ai vecchi. A strappare le barbe lunghe dei saggi e trovarci mosche incastrate. Quando mi sveglio nel ricordo dell’amore che ci hanno insegnato. I tuoi capelli a camaleonte e le spalline che dovresti lasciare cadere. Mandami un segno della tua presenza, alza la bandiera bianca dei pianti lunghi che lavano via le macchie di caffè dei divani. Trascinami le dita sulle tue guance e facciamoci prigionieri in sbarre e per la libertà sorprendiamoci in smorfie e poi stanchi spegniamoci soffiandoci addosso.

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