Costruiremo case sugli alberi

Girare il cucchiaino e onde nere di caffè.

Mentre le maniglie delle finestre rimangono sempre lucide sfogliamo i quotidiani come se ogni volta la nostra opinione servisse a qualcosa.

Le sei del mattino e le giacche invernali, le pieghe delle lenzuola e le mutande che si sono ristrette.

C’è qualcosa dietro all’esibito che chiede di essere mostrato, farà paura, lo sai, chi ha troppi occhi è chiamato mostro.

Non serve una camomilla per stordirti mentre scrivo sul frigorifero che il mestiere non lo contemplo: moriremo poveri o ricchissimi, fatica o fortuna a faranno da bussole ai nostri risvegli.

Sai, questa notte ho sognato di venirti dentro: mi scopro così debole durante il sonno. Ci sono vestiti sparsi su tutta la terra e mi rimproveri con lo sguardo, la Pangea doveva essere il luogo più disordinato del mondo, ti dico io, e a quei tempi i vestiti neanche esistevano.

Non troverò mai una donna che mi affascini che non s’interessi di moda, ha a che fare col bello, mi dico io, è così normale. E che ne è dei tempi in cui viaggiavi con lo zaino in spalla e dormivi per terra? Te lo ricordi a Santiago: una sola camicia per venticinque giorni. Ricordo soltanto che ci fermavamo nei mercatini e contrattavamo i prezzi, ci provavamo tuniche improbabili e i colori vivaci del Sudamerica, cercavamo stile anche là, soltanto che ci adattavamo al contesto. Sarà, mi dici tu e poi alzi le spalle. Ti cade una spallina e ti aiuto a raccoglierla, stai così bene con le spalle scoperte che dovrei farti una statua. Non sei capace, mi dici tu ed hai ragione.

C’è stato un tempo in cui ricopiavo le copertine dei libri più belli aiutandomi coi vetri che suggeriscono i contorni, poi ci aggiungevo qualche frase a effetto, coloravo qua e là coi pennarelli, scattavo una foto e ti mandavo il tutto via email. Non mi hai mai risposto, chissà cosa pensavi.

Ci tengo a dirti che sono alto ancora un metro e settantotto centimetri, che non sarà poi tanto, ma proprio poco non è, che te ne fai delle pertiche, non devi mica saltare con l’asta. E se poi vuoi arrivare a prendere il fico maturo ti porterò sulle spalle o costruiremo case sugli alberi appena nati, sarà semplice, vedrai, e nel giro di qualche decennio avremo case sparse in tutte le campagne e mangeremo frutta tutti i giorni. Non c’è proprietà privata nel cielo.

Foto: dalla rete.

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