Il tuo tavolo apparecchiato per la felicità

L’allegria nei risvolti dei miei jeans indistruttibili. Le scarpe colorate e le leggende alle casse dei supermercati. I nostri palati fini e la birra a un euro. Gli spettacoli brutti di quando non ci capiamo, quei particolari che non dimentichi, come quella sera che siamo usciti senza ombrello e poi non è piovuto e abbiamo affondato le dita nella cioccolata. Gli arcobaleni nelle pozzanghere. La benzina verde e i gasdotti Ceceni. I giornali stesi sul pavimento e le cartine Riza gettate là, Iran Costa d’Avorio Libia e Sudan, è primavera e sulle pareti schizziamo i nostri desideri informi. Mi hai portato sulla luna una notte, i cavalli alati per riprendermi il senno. La terra piccola laggiù in preda alle pazzie dei neon. Il tuo tavolo era apparecchiato per la felicità, ma io non ero pronto e mi sono ubriacato. Questi tempi che non si incontrano mai, il quattro quarti e i bonsai. Come quella notte che giocavamo a guardarci e ti sei dimenticata gli occhi sul mio letto. E la mattina la polvere mi ha ricoperto e tu sei tornata e hai soffiato forte. Tra le nuvole poi siamo tornati a ballare. E ci siamo finiti il sacchetto giallo degli M&M’s poi io ci ho soffiato dentro e tu ci sei saltata sopra e siamo scoppiati a ridere per la prima volta e anche i miei jeans si sono rilassati.

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