Elephant

Si era costruito una tenda con il piumone incastrandolo sotto la testa e sostenendolo con le gambe piegate, la sinistra sulla destra, lui sdraiato, il MacBook sul petto e la luce dei pixel a illuminargli il volto. Al sicuro dal mondo sceglieva foto per una rivista on-line mentre ascoltava “Elephant” dei Tame Impala. Annoiato, si ritrovò sotto agli occhi una foto di lei, e fu buio. Quella sangria mai finita, gli spettacoli osceni dei teatri milanesi, il francese come lingua incomprensibile. Volano i corvi, volano gli anni e le particelle di polvere sui libri, sui comodini e sul passato prossimo. Fu in un pub sul canal Saint Martin che comprese le prime parole francesi durante l’elezione di un Papa, quel giorno che a ottocentosessanta chilometri da casa lesse una email e capì la sofferenza che provoca il rifiuto di un manoscritto che quella dell’amore la sperimentava da tempo. Visto che non riusciva più a farlo su carta, cominciò a scrivere sui muri, poi sui ponti infine sulla pelle. Godeva nel farlo, non come il seme che se non feconda non lascia traccia, la parola resta, anche per poco, resta. E meno sono le parole più chiedono di essere lette. Era la foto del mare e dei suoi capelli, era una foto come ne aveva viste chissà quante ma sapeva delle vene della mano di lei a regolare il fuoco, della forma del suo viso mentre pigiava il tasto della macchina fotografica. Quella vista gli ricordò quel che sapeva dell’amore, e che a nulla vale chiedere qualcosa in cambio. Si chiese il perché in quel momento d’esistenza che si trovava a vivere pensasse che nessuno fa niente per niente e che il principio delle relazioni è lo scambio, o l’interesse, o il desiderio. Si chiese cosa lo trattenesse tra le lenzuola un pomeriggio d’ottobre, dove fosse lei, se fosse felice. Si chiese se avesse senso cenare il giovedì sera con una donna, guardare X-Factor, commentare i cantanti con la superbia che dona il distacco, tornarsene a casa dopo i sorsi ai bicchieri di vino. Desiderò alzarsi, spendere i suoi soldi, spenderli per non comprare nulla, scommettere. Non sui cavalli, non sui galli, nemmeno sul calcio, sul tennis. Scommettere sui sentimenti. Fu così che morì povero, con un MacBook sul petto, illuminato soltanto dai pixel.

Foto: © Giulia Bersani

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