Vulcano

E ancora, caffè e qualche auto distratta. I vicini consumano corpi contro al muro. Un’ululato annuncia il termine della notte mentre Spotify fa fatica a suonare le canzoni che tu mi hai mandato. Scelgo youtube, è tutta una pubblicità. Fossimo soltanto voci potremmo raggiungerci, ti dico mentre allunghi le gambe sul lenzuolo e la tua pelle è calda e le tue cosce ardono e i tuoi occhi sono ancora chiusi. Allungo le mani per accarezzarti e non ti trovo. Sempre la stessa storia che vuole notti diverse dai giorni. Tu ti trattieni eppure sei torrente, hai costruito argini forti ma nulla io posso contro la corrente; una bracciata un’altra, il piede a far forza sul sasso, schizzi di te sul mio volto, sudore e lena, desisto. Troppo forte il tuo scorrere per non lasciarmi andare. Dici hai un cuore così piccolo che avverti le minuzie ma non abbracci il mondo. Dico se io fossi vulcano, molto sarebbe inondare in lava tutto ciò che mi circonda. E quando sfumerò e perderò calore, i miei resti contribuiranno al nutrimento delle vite. Quando anche tu, donna del futuro, di me berrai, e brucerai in fondo alla gola, deglutirai felice il nettare che regala ebbrezza. Sarai felice tu, sarai un risveglio.

Foto: © Kohei Yoshiyuki

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