L’adolescenza sulle spalle

La notte prima del temporale un vento leggero muove le piante artificiali di piazza della Repubblica, i vestiti tutti uguali delle turiste lasciano intravedere il bianco di gambe impazienti d’estate. Camicia per lui, sandali per lei, discutono del qui, dell’ora, ipotesi sul futuro: le vacanze prima del bambino, la casa nuova e la promozione al lavoro. Con la bocca sporca di vino, le occhiaia lunghe fino alle guance, un uomo cammina verso il triangolo di neon appeso al centro della stazione Centrale. Luci blu luci rosse luci bianche, un coltello sporco di sangue, è nero è nero il sangue è nero grida qualcuno. Poi un motorino e l’andare dei taxi, nessuno urla più, Milano è altrove. Esiste un meccanismo di rimozione per cui quando la sofferenza è profonda la si sposta in una realtà altra, un film da guardare che nulla può alterare del presente. Eppure i segni rimangono, le mani si rovinano, il respiro si fa irregolare. Verrà il mattino e nella testa un sibilo. Ho cercato di uccidermi in una notte come le altre, quando la vita valeva poco e ho cercato l’alcol la droga il riparo di due cosce bianche, bianche e caldissime. La notte prima del temporale un vento leggero muove i suoi capelli lunghissimi. Qualcuno piange in una camera d’albergo, qualcuno ride a gengive lucide di Gin tra i bar di via Corsico. Qualcuno ha cancellato il buio sostituendo un volto, i vorrei, i farei, facendosi domande sul perché l’adolescenza non voglia abbandonare le sue spalle.

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