Tu

Tu mi hai ridotto tutto a personaggio.

Tu: la barba, il tono, l’atteggiamento. Tu che in giovinezza ribaltavi sedie, sporcavi labbra di Gin e Campari e mettevi in fila i nocciolini delle olive, poi li lanciavi contro al televisore.

Tu che facevi sempre il tifo per la squadra avversaria a quella dei tuoi amici.Tu che hai cominciato a portare una sciarpa a vent’anni e tu che sei partito un giorno per il Sud America, hai detto non tornerò più e invece sei tornato.

Tu che non sei mai stato capace di disegnare, ma a scuola ti dicevano che eri bravo e, in effetti, se avessi sudato avresti imparato a suonare uno strumento, magari il liuto. Lo sai che il liuto non è uno strumento a fiato? E’ uno strumento a corde, tu e la tua ignoranza. Te lo dico perché sei così generico.

Tu, aereo, immaginifico, trasognato, tu che pensi alle cose e le descrivi così tanto che finisci per non farle o farle in parte. Mai fino in fondo. Non serve la parola, lo sai, non serve per certe cose, a nulla, proprio a niente.

Tu che la musica indie oggi c’è e domani non c’è, che poi indipendente non significa un cazzo.

Tu che non indossi più le scarpe da ginnastica e non lucidi le scarpe eleganti. Tu e le tue giacche mai vestite e tu che ai matrimoni degli amici ti ubriachi al prosecco, tu che hai paura dei numeri superiori al cinque.

Tu che ami così tanto che prima o poi ti esploderà quel maledetto computer bianco.

Sei così prolisso, a volte basterebbe meno: secco e deciso, come le grappe invecchiate.

Tu che ieri sera ti sei annoiato, che ci sono quelli che esistono soltanto loro e tolgono senso alle parole, non c’è clandestinità nei cinque euro, nell’esposizione dei tuoi mi piace, nel palcoscenico e nelle luci puntate. Tu e i tuoi camerini, l’otre del vino è colmo. Tu che ti gonfi di birra e non distingui i sapori buoni.

Ti avevo detto bisogna sbrigarci, non è più tempo di fughe e hai deciso di restare. Per cosa? Dimmelo ora. Lei se n’è andata, è lontana. Con insistenza bussi a quella porta e ci trovi sempre un carabiniere a piantonare una nascita ormai invecchiata. Ti dicevo lascia perdere è così tardi per fare tutto, dovresti immaginare deserti colorati e dare equilibrio alla tua dieta, prima o poi cadrai. Tu che ripeti: se io cadrò tu sarai sempre qui. Tu che “io lo so è per questo che corro il rischio della solitudine”. Tu che ci sarò, che ci sarai.

Tu, sii sincero, almeno per oggi, e confondilo un poco questo io, che altrimenti si gonfia e va a finire che non sai più che significa la terza fila, perché le prime e le ultime sono occupate da chi vuole darsi un tono e da chi invece ogni tono l’ha perso.

Foto: Trent Parke.

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