Diario 10 ottobre 2012

Comincio a lavorare al nuovo romanzo. Due nel cassetto. Un terzo da scrivere. Niente di pubblicato.

E ancora mi chiedono se col mio lavoro ci campo. Io rispondo di no. E aggiungo che la scrittura non è soltanto un lavoro, ma nel contempo è lavoro. Che scrivere è una scelta necessaria per chi lo fa e lentamente si prende il suo spazio. Se è vocazione non può essere passatempo. Al di là del riconoscimento dei più e delle pubblicazioni. Il desiderio di mostrarsi riparati da una copertina e continuare con la nudità del blog. Scelgo di scrivere un diario del processo creativo per prendermi uno spazio ordinato di riflessione. In vetrina per le vostre visite e per annotare pensieri che altrimenti si perderebbero su più e più foglietti. In camera mia non c’è spazio per altro disordine. Mille e cento battute sono troppe poche per essere un primo giorno. Ho letto su wikipedia le descrizioni della primavera araba. E’ tutto così generico che mi ci perdo. Dovrei comprare più e più quotidiani, e il tempo per leggerli? Bastasse un quotidiano mi dico. Un’amica mi ha suggerito che non sempre è importante farsi un’opinione, a volte basta restare in disparte e guardare. In Siria sono morti in 30.ooo. E allora chi sono io per parlare di me e lasciar perdere il tutto? L’infinitamente piccolo di un’esistenza testimonianza della difficoltà del vivere precario. Due pagine che non mi soddisfano. Una prosa poco ritmata e troppo evocativa. Dovrei essere più cinico. Il protagonista comincia a delinearsi. Il rapporto maturo coi suoi genitori testimonianza dell’età giovanile che inizia quando emergono le debolezze dei maestri e si è capaci di trasformarle in parole. Sarà un triangolo amoroso. Ho rivisto Jules e Jim e Le due inglesi di Truffaut. Sono sempre più convinto che non mi interessa parlare d’amore, ma della distruzione della purezza e della creazione di una nuova parete. Dare il bianco alle strisce di grasso, sangue, sputo e sperma che le contraddizioni delle piccole vite lanciano sui muri. Partita a quattro di E. Lubitsch è un film del 1933, il protagonista si pronuncia così: “No, è inutile fare i delicati, meglio piuttosto essere espliciti e senza riserve. Uno dei più cospicui difetti della civiltà nella quale viviamo è il fatto che la gente parla con la lingua infiocchettata. La delicatezza, come hanno detto i filosofi, è la buccia di banana su cui scivola la verità.”. Proverò a togliere il fiocco alla lingua, la libertà dell’invenzione stilistica e la reinterpretazione del punto a capo. Se un tempo credevo nella prosa ungherese fatta di frasi brevi e punti a capo ora vivo un’età troppo tormentata e confusa per questa pulizia. Pow e wow saranno le esclamazioni dominanti: guerra e stupore. Ritorno al libro, due giri di danza al suono hip hop dei contemporanei e poi riscrivere l’incipit che messo così mi deprime un granché.

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One thought on “Diario 10 ottobre 2012

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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