Morto un po’

Oggi io sono morto.
Morto un po’.
Oggi la mamma mi ha accompagnato dal dentista e il dentista ha detto che ho una carie profondissima.
La carie fa morire i denti ha detto il dentista e il tuo dentino è morto.
Si muore vivendo e si vive morendo. Qualcuno ha detto.
Bisogna devitalizzarlo, togliergli la poca vita che ha, ha detto il dentista.
Ma se uccidi il dente uccidi un po’ anche me gli ho detto io al dentista.
Sì, ha risposto lui, e poi ha riso.
Io non ero mai morto prima di oggi.
Oggi sono morto.
Morto un po’.
E allora sono preoccupato e quasi triste che oggi a cena voglio saltare la minestra per penitenza perché ho fatto morire un dente. Non è che l’ho affogato o impiccato no, non l’ho curato.

Quella notte di quando sono morto un po’ ho fatto un sogno.
Ho sognato che il letto si rompeva e io diventavo grasso grassissimo come una palla e poi grande grandissimo come il mondo.
Infatti ero il mondo. Mi sono colorato di verde di marrone e di blu.
E dentro di me sentivo i torrenti che scorrevano come pipì, le onde del mare che mi facevano il solletico. Le piante che mi facevano grattare e poi le montagne che mi pungevano dappertutto. Poi sentivo anche delle esplosioni, come le scoregge, ma non si sentiva odore di cacca ma di cenere e di peli di pollo bruciati. Poi avevo capito che dentro di me si giocava perchè sentivo delle palle che mi sbattevano dentro e poi si faceva anche all’amore infatti sentivo delle urla come Uh, Ah, come le scimmie. Mentre alcuni facevano all’amore come le scimmie altri facevano come i lupi e gridavano UUU che secondo me c’avevano paura. Poi si sentivano dei rutti, pum, pam, sgug, come colpi di pistole bang o coltelli urgh e, come quando si fa un rutto tutti poi stavano zitti e qualcuno rideva.
Poi mi sono svegliato e il letto non era rotto, io ero tornato un bambino normale con gli occhi tutti appiccicati dal sonno.

Sono andato a lavarmi i denti e ho visto il dente finto. Quello morto.
Ho pensato che che sono morto un po’ è vero per davvero, mica è un sogno.
Però si vede che si muore sempre un po’, perché anche il mondo moriva un po’, non aveva i denti ma quei pum pum e ah ugh e uuu erano i versi dei morti del mondo mentre i fiumi scorrevano e le piante crescevano.

Mamma dice che non ci devo pensare al dente morto.
Che io sono vivo, e che devo solo lavarmi bene i denti e passare il filo interdentale. Prendermi cura di me.
Dice che il dentista mi ha fatto un dente nuovo e con quello posso vivere una vita normale.

Mamma, gli ho detto io, ma sono sempre morto un po’, no?
Lei non ha detto niente e mi ha cucinato le patatine fritte che ora col dente aggiustato posso rimangiarle.

Poi sono andato a dormire con la pancia piena di patatine fritte.
Avevo paura che il letto si rompesse e io diventassi ciccione ciccione e grande grande, come il mondo.
Che il mondo non ha i denti e se muore un po’ non lo puoi aggiustare, non puoi lavarlo con lo spazzolino, purificarlo col colluttorio o toglierne le impurità col filo interdentale.
Il mondo ha gli uomini al posto dei denti e se muore un uomo muore con tutti i denti. Muore tutto, mica un po’. Ma il mondo chi lo cura, mamma, gli dico io? Chi sono i dentisti del mondo?

Siamo noi, dice lei, lavati i denti e poi dormi.

Noi, ma se siamo tutti morti un po’, dico io mentre lavo i denti.

Ci vorrebbe uno vivo, uno vivo tutto, uno speciale uno….

Poi mi viene sonno, chiudo gli occhi e dormo. Anche se sono morto un po’.

E il sogno? I sogni si dimenticano. Come i denti morti.

Buonanotte.

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