Affaire Saviano

Quando ho ascoltato le prime interviste, quando ho letto tra le righe, sono stato felice. Felice perché un ragazzo poco più grande di me ha fatto della sua vita un’azione, una passione. Ha creduto negli altri e ha deciso di combattere con l’arma della parola che sa uccidere e salvare. Ha combattuto e a mio parere ha vinto.
Quando vinci sei solo però.
Quando vinci hai addosso responsabilità e attenzioni. Sei su un piedistallo anche se non lo hai scelto.
E allora l’eroe della parola fatta azione, della ricerca sul campo, dell’uomo che si fa uomo tra altri uomini con l’incontro al fine della ricerca e di un amore, io credo, universale, resta solo. Isolato. Impotente.
L’uomo che cammina ora rimane seduto perché lo fanno stare seduto.
Addirittura intorno a lui, all’eroe, si sviluppa il fenomeno. Ma l’eroe non vuole essere il fenomeno.
Come al circo Roberto viene mostrato, sventolato. Lui non lo vuole, ma è solo.
E allora il mangiafuoco che sputa fuoco ha mille anni e fa sempre gli stessi numeri prende Roberto e ci salta sopra, il domatore lo mette tra le tigri, il presentatore nel salotto, finisce addirittura nel presepe.
Perché dell’eroe si è fatto un fenomeno.
Roberto però non è nemmeno un eroe, è un uomo. E lui lo sa.
Ha scoperto di essere tra sbarre.
Ha scoperto che attorno a lui piovono i soldi. Ma a uno che è stato in mezzo a camorristi rischiando la vita dei soldi non gli deve importare molto. Forse gli importa dell’uomo.
Tra i soldi lo spettatore non vede più. Vede dei tagli di luce. Nulla più. Vede la filigrana e si perde il tutto. Vede male. Vede il male.
Esce un film, un film che gira il mondo. Roberto lo scrive, bene.
Le parole a ripeterle perdono il loro significato. E così le immagini.
Compri il primo giornaletto porno e ti vergogni, poi non ti vergogni più.
Lo vedi la prima volta e ti sdegni, alla seconda non parli, alla terza diventa normale.
La gente è il bambino eccitato che va all’edicola a comprare il giornaletto porno.
La camorra è una realtà, esiste.
La camorra è diventata un fenomeno.
E il fenomeno non è l’eroe, non è l’uomo, non è il male, non è il bene.
Il fenomeno non esiste.
E allora mettiamoci gli occhiali che fanno vedere attraverso i vestiti e guardiamolo quell’uomo lasciato solo.
Circondato dai più, con la scorta e le pistole, ma solo nel suo desiderio di amore e d’azione.
Perchè lo scrittore è un uomo d’azione.
Che si riprenda la sua libertà, che incontri la gente nelle piazze, che rischi la vita sul campo, che doni parole e informazione.
Che lo si guardi attraverso i vestiti, uomo.
Ovunque sia protetto. Non da uomini armati.
Altrimenti la gente torna al circo a guardare il mangiafuoco ciccione.
La gente va al cinema e si guarda i film.
La gente ride a cazzo figa culo. Anche a tette.
La gente va amata, Roberto lo fa.
Lasciamoglielo fare.
Non lasciamolo solo.
Batman ha bisogno di Robin.

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