Per quando non sei che contorni

Per quando non sei e le trapunte in fiori che nascondiamo in soffitta. Non parlerò più d’amore, non scriverò delle foglie nerastre dei boschi delle tue cosce. Rimarrò sul davanzale dei tuoi occhi, petalo io per il succhiare stanco delle ultime api.

Il giallo e il nero di notti e giorni, il passo lento alle sei del mattino e la ricerca vana delle aquile in stormi.

Per quando non sei che contorni.

Per quando sei erba e radura.

Per le le grigliate a cavallo del tuo petto. Le dita roventi per l’eruzione dei tuoi sussurri.

Di quando c’eri sono rimasti ricordi.

Erba schiacciata e mozziconi spenti. E il verde di bottiglie vuote.

Con le vibrazioni della Dub ballavano anche le cavallette e davanti ai tuoi seni arrossivano i tramonti.

Il sussidiario della scuola media, con la terra che gira su se stessa e i nostri pensieri che si perdono nel tempo. Ci pensi mai che stiamo girando in tondo? E non siamo mai dove crediamo di essere.

Sulle vocali francesi batte il vento di luglio per i ricordi delle masturbazioni dell’adolescenza.

Di quando mi domandavo dello sguardo degli animali, conoscerà mai vergogna un cane?

Ti avevo svegliata puntandoti la mia pistola sulla schiena, ti sei presa paura che era ancora buio,mi hai domandato che fai e poi hai capito che non era metallo.

Bello sarebbe ora addentare brioches e caffè caldo. Hai risposto scemo, alle rondini basta il pane. Ci pensi mai che gli uccelli giovani prendono il cibo dalla bocca dei genitori? Hai mai visto due carpe baciarsi?

La banalità del mai.

Per quando non sei che ricordo.

Lo sguardo sul petto e il desiderio del fumo denso degli stupefacenti.

Di quando mi sdraio sul tavolo e provo ad afferrare il soffitto. Le dita in cerca disegnano rotte per l’invisibilità della polvere.

Per quando non sei che guance.

Per quando non sei che assenza.

Per il profumo nelle mie narici.

Per l’odore tra le mie dita.

I miei capelli sporchi.

Il rosso degli occhi.

Questo fastidio del cazzo mi fa pensare a te.

Taglieranno l’erba prima o poi, troverò le tue forcine infilzate a terra. Il tuo anello rotola nella bocca della rana verde.

Il canto asmatico dei nostri intestini, verrà la pioggia e fango per l’annullamento dei segni del nostro peso.

E tu sopra di me, io sopra di te e tutti questi esperimenti, i Frenz, gli Staind e i gruppi finto rock degli anni novanta.

Sul tuo ginocchio la pelle morbida e bolle bianche colpa d’ortica.

Per quando non sei che gambe e posso portarti sul petto come una collana.

Foto: © Mapplethorpe

Photo editing: Neige

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One thought on “Per quando non sei che contorni

  1. icittadiniprimaditutto scrive:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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